lo *sporco* lavoro di mamma-infermiera

24 Gen

Per capire come mai l’appestata stia male appena cambia il vento, e per capire se effettivamente, come sembra, sia destinata a non mettere il naso fuori casa per tutto l’inverno, il gurupediatra (sotto mio sollecito) mi ha prescritto una serie analisi, inclusa un’urinocoltura.

Chiamo il centro dove di solito faccio le analisi, chiedo se le fanno anche a una bimba di 14 mesi.
Dicono di sì, ma che il prelievo lo deve fare una pediatra quindi devono prendermi appuntamento, e di richiamare dopo mezz’ora.
richiamo, e mi dicono che ok, domani posso andare, alle 8.15, però di andare un po’ prima così faccio l’accettazione.

Chiedo anche come fare per le urine, mi dicono di usare i dannatissimi sacchetti adesivi.

Faccio comprare a Maritemu i sacchetti (gliene danno due) e anche un bicchierino sterile, per sicurezza.

Leggo su internet che basta l’equivalente di un cucchiaino da tè. Speriamo.

Mustela ha passato una notte tutto sommato tranquilla, se si esclude il fatto che si è svegliata alle quattro e mezza con una gran fame (…con ste continue malattie le si è pure scasinato il sonno), alle 6.45 si è poi risvegliata, ma a me andava anche bene, visto che dovevamo fare sta benedetta raccolta.

La sera prima mi ero preparata sulle diverse tecniche…
e io, spavalda “vabbè ma Mustela già usa il riduttore per il wc, la metto lì con un contenitore sotto, è fatta”

un cavolo.
Nottetempo Mustela aveva ben pensato di fare tutta la pipì dell’universo, e quindi di mattina non ci pensava proprio. L’avevo lavata per bene, ho aperto il rubinetto del lavandino per farle venire in mente altre associazioni, la facevo bere…
niente.

A un certo punto la giovinetta, seduta felice sul suo riduttore, decide di iniziare a “spingere”
NO! Ferma a mamma! Quella è un’altra analisi!
La fermo appena in tempo.

niente, come non detto, non è un buon modo.
Andiamo di sacchetto, via.
il sacchetto ha un potente adesivo e va attaccato sulle labbra (…no, non la bocca). Un po’ come far una ceretta brasiliana, ma senza peli.
La pora criatura urla come una iena, e ovviamente non se lo sogna nemmeno di fare la pipì.

A quel punto metto in gioco tutte le tattiche di internet. la porto in salone, le faccio i massaggini sulla pancia tenendola in piedi…

niente.

Internet suggeriva di applicare del ghiaccio sulla zona della vescica.
Apro il freezer, il ghiaccio dev’essere andato a fare un giro in disco, risulta non pervenuto.
Prendo una scatola di basilico surgelato (che tanto è pure scaduto) e, dopo aver controllato che il sacchetto sia lì al suo posto, comincio a passarlo sulla povera panza e schiena di Mustela.

Oh, ma che cos’è quest’allegro rumore di ruscelletto di montagna?

DANNATO SACCHETTO!!
irrita l’irritabile sulla pelle di Mustela, ma mica se lo sogna, di trattenere la pipì.
Ho fatto un laghetto sul pavimento della camera da pranzo.

Istituendo su due piedi l’assemblea di condominio dei santi, stacco il sacchetto (urla di Mustela a profusione) e controllo se è rimasto qualcosa. Qualche goccia. Non è un cucchiaino di tè, però al pronto soccorso quindici giorni fa con due gocce diagnosticarono l’infezione alle vie urinarie…
no eh?
vabbè, caccio il sacchetto in un bicchierino sterile, e applico un nuovo sacchetto (altre urla) dicendomi che, mentre aspettiamo di fare il prelievo, magari Mustela rifà un po’ di pipì.

E non vuoi un po’ d’acqua, a mamma?

No.

ah ecco, mi pareva.
Nemmeno se è Ferrarelle?

No.

ah, ok, era per dire.

Arriviamo al centro alle 8.05, faccio le pratiche di accettazione, con Mustela che dispensa sorrisi a destra e a manca, per buona misura.
Mi chiedono se il nostro reddito  sia più basso di una certa soglia, purtroppo temo di sì. “Ah bene, così non paga molte di queste analisi. Ci deve SOLO CINQUANTA EURO.”

Mi scende la goccia di sudore come nei manga.

Quasi quasi, se non esce niente dalle analisi, ci rimango male.

“Bene signora, ora vada di là su quei divanetti, appena arriva la pediatra la chiamiamo”

bene.

Mustela fa in tempo a fare amicizia con una segretaria (…praticamente è diventata una stalker, andava sempre alla sua postazione), due dottoresse, il dottor Cane (“vedi amore, quello è quello che rompeva le vene di mamma quando ti aspettava…”) un’inserviente delle pulizie, un bimbo che è nato un giorno prima di lei e che la sbaciucchia e cammina…

Fa anche in tempo a farsi controllare il secondo sacchetto per controllare se avesse prodotto (macchè), bere cinquantadue litri d’acqua invano, leggere due libri, declamare a gran voce il verso della gallina…

la dottoressa non si vede.

Alle 8.45 chiedo se possono per cortesia controllare dove sia, anche perchè Mustela è digiuna dalla mattina (e io con lei, per solidarietà).

Bontà sua, arriva alle 9.10.

simpatica.
uh.
“signora, e perché io la conosco?”
“…..non lo so, ci conosciamo?!”
“forse lei è del quartiere e io l’ho vista?”
“ehm… sì, sarà così… poi sono stata qui tutta la gravidanza…”
mi ignora

“e perchè fa tutte queste analisi?”
(ma non è ovvio? perchè mi diverto a far piangere mia figlia!!)
“perchè è malata costantemente, prende qualsiasi cosa passi nel raggio di km, ha avuto anche la polmonite con ricovero”
ride. Bontà sua, ride “eh vabbè, la polmonite quest’anno ce l’hanno avuta tutti”

Eh, pure tu, Mustela, potevi farti venire un malanno meno cheap.
Le tasta le braccia alla ricerca della vena (che scappa, ricordiamolo)

Mustela ha su un braccio una sorta di “voglia di peli”, un’isoletta di peli in mezzo al braccio glabro.
“ah, c’hai pure un neo” dice, con tono schifato, la pediatra

“una voglia…” dico io “un neo peloso”, precisa (non c’è il neo sotto, ma evidentemente la definizione sarà questa)

“eh”
un’altra dottoressa mi dà indicazioni “allora adesso noi buchiamo e lei la deve tener ferma… le blocchi le braccia col tronco”
considerando che Mustela è seduta sulle mie ginocchia di fronte a una scrivania, sarà divertente.

comunque sono tutti ammirati dal fatto che Mustela non batta ciglio di fronte al laccio emostatico & co.
“dopo l’agocannula, questo è una passeggiata…”
“e come je l’hanno messa l’agocannula, co’ ste vene?” dice la dottoressa, schifata. “Rompendogliele, ovvio… cioè nemmeno loro, in realtà, ma lei muovendosi…

la dottoressa continua a tastare il braccio di Mustela, borbottando tra sè e sè… “eh, tanto sei pure allergica…” “ehm, no, veramente questa ci manca” “eh, lo dice lei!”
[no, ad essere precisi lo dice anche il pediatra allergologo, certamente è predisposta, ma…]
“beh, noi siamo allergici… probabilmente lo sarà ma per il momento non lo è…”
“eh, lo vede?!”
io (inizio a seccarmi) “ma perchè lo dice? Vede qualcosa…”
“si vede dalla faccia!”
[sapessi quante cose potremmo dire della tua, di faccia…]

buca
Mustela lancia l’allarme antincendio

io faccio la mamma degenere e anche un po’ psicotica, commentando con tono garrulo e felice “ma ssssuuuu, esagerata, è solo un pizzichetto, susususu! Ecco! Guaaaarda, lo vedi quello nel tubino? E’ il tuo sangue! Guarda come corre! Correcorrecorre… finchè corre va bene [fingo di non notare che le due dottoresse stanno appanicando perchè evidentemente la vena è presa male e forse non riescono a riempire le tre provette] guardaguarda! Ora quella provetta rooosa…”

(se lo sproloquio da solo non vi spaventa abbastanza, immaginatelo col dolce sottofodo dell’allarme antiaereo di Mustela. Dopo un po’ si è fermata, forse incredula di avere una mamma così)

Finalmente la tortura finisce, la dottoressa cerca di mettere un cerotto sul braccio a Mustela che, un po’ perchè non si fida più, un po’ perchè è della scuola di zia Alrune e della mamma, non vuole assolutamente metterlo.

La dottoressa ci saluta in fretta e furia (è una donna impegnata, lei!), mentre l’altra resta con me a controllare se Mustela ha fatto un altro po’ di pipì.

Ma manco per sogno, non se lo sogna proprio. Se la tiene per il futuro.

Vabbè, mi dicono che forse basterà quella della mattina (d’altro canto in ospedale con due gocce trovarono l’infezione… l’ho menzionato?) e che in caso mi chiamano.

Il pomeriggio – e che te pare? –  squilla il telefono. Mi passano il dottore che si occupa delle analisi, dalla voce mi sembra il dottor Cane.

Il tono è di rimprovero: “signora, ma qua non c’è quasi niente… ma aveva controllato il sacchetto?”
“beh, questo è quello che aveva prodotto…”

“eh ma signora, non basta…” “ehm… posso provare a raccogliere di nuovo, ma… in ospedale…” “sì, con quelle gocce possiamo fare l’urinocultura, forse, ma non sarebbe attendibile… e poi non possiamo fare le analisi di base…”

“ma quanta ne serve?”

“eh, almeno due dita”

(ora. Almeno due dita, per una bimba alta 80 cm, mi pare un po’ sproporzionato, ma passi)

“va bene, guardi, provo a raccogliere un altro campione… entro quanto lo devo portare?”

“oggi nel primo pomeriggio, o domani mattina”

 

Ok.

Calma.

Sangue freddo.

 

Mustela dorme, chiedo a Maritemu di passare un attimo in farmacia e portarmi un bicchierino sterile.

Quando si sveglia, come brava mamma degenere e infermiera, ricomincio a torturarla. “Acqua, amore?”

Previdente, metto per terra nel salone un telo assorbente, e ricomincia il tran tran di acqua e ghiaccetti passati sul corpo, mentre cerco disperatamente di mettere il bicchierino in posizione di favore.

 

…già sapete, no?

Mano bagnata, tappetino pure, nel bicchierino poche gocce (ho pensato, giuro, di strizzare il tappetino)

 

Nuova assemblea del condominio dei Santi.

 

“pronto, Dottor Cane? Ecco, ha fatto un cucchiaino…” (…su internet diceva che era abbastanza…)

“no, signora, almeno 20 ml!”

Sgrunt.

 

Altro giro, altra corsa, altro bicchierino.

Il giorno dopo, Mustela si sveglia alle 6.45, in un gelido mattino di sabato.

Mi stropiccio gli occhi, le do la colazione insieme al papà, poi via, quadrato assorbente a terra, via il pannolino, ghiaccetti, bicchierino saldamente sotto la zona X, con alte proteste della porella.

Suo padre inscena una rievocazione delle torture da inquisizione, forzandola a bere dalla bottiglia di Ferrarelle o dalla tazza con beccuccio (e acqua liscia)

 

Verso le 7.45 Maritemu annuncia di voler tornare a dormire, seguito da gentili rimbrotti di sua moglie, che gli ricorda che la bambina è figlia di entrambi e quindi ora MI DAI UNA MANO A FARE STA RACCOLTA, poffare.

 

Dopo un po’ la piccoletta ne ha abbastanza, comincia a lamentarsi, siete tutti simpatici ma a me sto gioco de ghiaccio, gelo, stare in piedi davanti la tv a bere acqua, m’ha stufato.

Si vuol sedere. Si siede. Io esclamo a gran voce che no, così la fa di nuovo sul tappeto, la conosco.

La prendo in braccio, sempre col bicchierino pronto all’azione.

E finalmente, dopo un poco, un simpatico sciabordio mi fa sapere che abbiamo fatto centro.

Quasi 20 ml. Se li facessero bastare.

 

Ah, ovviamente la simpatica pediatra auruspice le ha rotto la vena, c’è un bozzo simpaticissimo.

 

 

 

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Una Risposta to “lo *sporco* lavoro di mamma-infermiera”

  1. gattasorniona 17 dicembre 2012 a 23:10 #

    Povere creature! (anche tu) 🙂

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