le attrezzature di base

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è venerdì, inizia il week end… che ne direste di una bella pizza?

eh?

no, aspettate, che fate, chiamate il Signor Pizza? Eh no, scellerate debosciate…

Ada nostra ci spiega cosa si deve fare.

E’ tutto molto semplice, basta avere quelle due o tre dotazioni di base che, se non le avete, siete davvero delle mentecatte.

Pizze alla napolitana [tipo il Presidente?]


La vera pizza alla napolitana andrebbe cotta nel forno in mattoni in mezzo ad una fiamma vivace di sermenti [pratico, Ada. Chi non ce l’ha, un forno in mattoni, in un appartamento?]; 
ma non è detto che non si possa ottenerla anche nei piccoli forni domestici [mentecatte, voi e i vostri forni piccoli].

Per una pizza sufficiente a sei persone occorrono circa 400 grammi di pasta da pane. Chi vuol comperarla bella e pronta dal fornaio può farlo [debosciate smidollate che non siete altro]  ma noi consigliamo di confezionare la pasta in casa: ciò è molto meglio [da dirsi, presumo, col tono di “non incrociate i flussi: è male”].

Prendete 350 grammi di farina, disponetela a fontana sulla tavola, sgretolateci dentro 15 grammi di lievito di birra, aggiungete un pizzico di sale, stemperate il lievito con un pochino d’acqua tiepida [ADESSO me lo dici, Ada? Io l’ho già mischiato alla farina, se non me lo dici…] e impastate con altra acqua tiepida; in tutto un bicchiere.

Lavorate energicamente la pasta affinché risulti ben liscia, elastica e relativamente [relativamente?!] morbida. Poi fatene una palla e mettetela in una terrinetta [una terrinetta!]nel cui fondo avrete spolverato un po’ di farina. Coprite la terrinetta  e mettetela in un luogo tiepido perché la pasta possa lievitare.

Ci vorranno, per ottenere la lievitura [lievitura!] completa, da due ore a due ore e mezzo. [pronto, Signor Pizza?].

Quando la pasta sarà ben gonfia, rovesciatela sulla tavola spolverizzata di farina, impastatela un altro pochino, spianatela con le mani in un disco circolare

[Ada, amore. Un disco quadrato me pare difficile, che dici?!]

e poi, se avete il forno da pane stendetela sulla pala del forno, altrimenti [siccome povere mentecatte pezzenti, non avete la pizzeria ‘Addo Giggino istallata nella cucinotta del monolocale]  in una teglia, o meglio in una lastra da pasticceria leggermente unta di strutto [e mi pareva strano, Ada, che non avessimo ancora nominato lo strutto].

Spianate ancora la pasta con le dita e picchiateci su con tutte e due le mani aperte. Dovrà riuscirvi un disco dello spessore di mezzo centimetro e del diametro di circa 35 centimetri. [Sì, ok, Ada: ma circolare o trapezoidale?!]

Sgocciolate sulla pizza un filo d’olio e poi [siccome non c’è mai abbastanza sugna nella vita] spalmateci con le dita un pezzo di strutto come una grossa noce in modo che tutta la pasta ne sia unta.

Avrete intanto [eh, cretinette?! Tutto vi devo dire?!] preparato mezzo ettogrammo di acciughe, lavate, spinate e divise in filetti [giammai comprarle in scatola, debosciate!] [Ada, e comunque non ho cuore di dirtelo ma nella pizza a Napoli le acciughe non ci sono], un ettogrammo abbondante di mozzarella napolitana [chè se la prendete di Latina siete delle poveracce] e trecento grammi di pomodori spellati e fatti in pezzi.

Disponete sulla pizza le acciughe, i dadini di mozzarella e i pomodori.

Seminate su tutto abbondante sale e pepe, e finite con una forte pizzicata [ahia]  di origano, e un altro pochino d’olio [chè se no è leggera…].

Se la pizza va cotta nel forno del pane [NOOOOOOO!! Ada, fattene una ragione: non ce l’ho il forno della panetteria, tutto bello in mattoni refrattari con l’omino vicino con la pala lunga] fatela scivolare dalla pala sul suolo del forno accendendo intorno una bella fiamma di legna secca [come darsi fuoco stile Denethor E carbonizzare una pizza in un passo solo]  altrimenti mettetela con tutta la teglia nel forno domestico procurando che il forno sia roventissimo [perché l’effetto Denethor, in qualche modo, ci sta sempre bene]

Nel primo caso saranno sufficienti una diecina di minuti di cottura; nel secondo caso ce ne vorranno almeno venti [e d’altro canto siete voi le purciare che non avete voluto il forno in mattoni; non vi lamentate con me se ci mettete troppo a cuocere la pizza]

Abbiamo accennato ad uno dei tanti modi di guarnire la pizza alla napolitana. Ma le guarnizioni sono moltissime. Ad esempio: mozzarella e pomodoro (il modo più semplice e generalmente eseguito a Napoli [da notarsi che non si chiamava ancora “Margherita”]; frutti di mare; piccole alici fresche decapitate e condite con olio sale e pepe e aglio tritato; filetti di alici fresche [aridaje, Ada. Hai una relazione col venditore di alici?]  e pomodoro, ecc. ecc. [e certo: ecc. ecc. – tutto noi dobbiamo fare, Ada.]

Si può fare anche una pizza che compendi [che compendi…] varie specie di guarnizioni le quali, in questo caso, vengono disposte in settori. Quest’ultima varietà di pizza si chiama “alla giardiniera”[o ‘porcata infernale’ a seconda delle guarnizioni scelte]

…no, dico, ma voi ce l’avete il forno a legna in casa??
Come siete avanti…

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