maritozzus est omnis divisum in partes quattuor

22 Feb

Domani inizia la Quaresima.

E come celebrare degnamente il martedì grasso se non con un post di abbuffate?

No, no, non fraintendete. Parlerovvi del maritozzo, tipico dolce romano, simile (ma solo all’apparenza) a un cornetto… oggi popolare quello farcito con la panna, ma un tempo la ricetta era diversa, con pinoli, uvette, canditi… e addirittura, prima della commercializzazione del San Valentino, protagonista di un rito tra fidanzatini, lo scambio del maritozzo il primo marzo. Va’ a capi’.

Ma soprattutto, talmente era importante, ne esisteva una versione lecita quaresimale, che conto di presentarvi più avanti, insieme a Lucyette.

Confusi?

Niente paura, ci pensa Aduccia vostra.

con ben quattro ricette di maritozzi. E una lezione introduttiva. Crepi l’avarizia.

I Maritozzi

Nella tradizione dulciaria [ho già menzionato che io parlo imparato?] il maritozzo appartiene a quel genere di pasticceria da eseguirsi col lievito di pane.

Però siccome il lievito di pane non compie il suo ufficio nei piccoli forni di famiglia [quelli che c’avete voi, piccole meschine poveracce] a gas o a carbone [a carbone. Io mi commuovo quasi a immaginare ste povere casalinghe ferroviere, col sacco della carbonella da spalare nel forno] noi daremo quattro ricette: due autentiche, per quelle lettrici che, vivendo in centri minori, non hanno a disposizione il lievito di birra [sfigatissime voi, che manco il supermercato c’avete] ma posseggono il forno a mattoni [ah! Ah! la rivincita del proletariato!]; e due ricette nelle quali si è sostituito il lievito di birra a quello di pane. Il risultato è quasi uguale [tho, beccatevi il contentino… illuse!] diremo anzi che la confezione si fa molto più rapidamente per la maggiore attività che nella fermentazione spiega il lievito di birra [perché Aduccia è pure chimica, fisica e… boh, pure biologa, tiè!]

Maritozzi romani uso fornaio

Questi sono fatti con lievito di pane e sono una specialità dei fornai di Roma.

Naturalmente [e che ve lo dico a fa’] vanno cotti nel forno da pane a mattoni.

La pasta è molto semplice [per le persone normali. Voi che fate fatica a fare il brodo vegetale, invece…] Si prende un pezzo di pasta lievitata (pasta comune da pane) del peso di mezzo chilogrammo, si allarga sulla tavola [la pasta lievitata è così, le dai un dito e si prende un braccio… s’allarga!] e si impasta con quattro cucchiaiate di olio, tre di zucchero, un po’ di sale e un pochino di acqua tiepida, se la pasta fosse troppo dura [no, mie care cretinette, non state impastando la malta] .

Quando la pasta è ben lavorata [no, la tua ancora devi lavorarla] si aggiunge una cucchiaiata di pinoli, un paio di pugni d’uva sultanina o di zibibbo [va’. Arrovellatevi venti minuti su “che differenza c’è tra uva sultanina e zibibbo”. Io nel frattempo cucino. Quando avete finito, fatemi un fischio] e due cucchiaiate di scorzetta di arancio in pezzettini.

Si ungono le teglie [ne avevate preparata una sola? Inette impreparate!] si formano i maritozzi come si è detto sopra [e non mi fate sempre ripetere le cose! oh!] [comunque, la procedura la troverete nella ricetta quaresimale, stay tuned] e si lasciano lievitare per circa sei ore [ah, ah, ah, c’avrete il forno in mattoni, ma manco un bar c’avete, in sto paesino, eh, poverette? Io in queste sei ore, invece, mi vado a fare un latte macchiato dimensioni Starbucks, tiè].

Quindi si cuociono in forno piuttosto caldo. [uuuuuuffaaaa sempre a chiedere “sì ma a quanti gradi”]

A questi maritozzi non si spalma sopra lo sciroppo, ma si lasciano così naturali [al limite, potete fargli un frisèe leggero leggero]

Maritozzi fini di pasticceria

[Che sarebbe che adesso io vado in pasticceria e li compro, eh, Ada? Eh?]

Anche questa ricetta è per il lievito di pane. Dà dei maritozzi finissimi. [ma voi niente, non ce la potete fa’] Occorre il forno grande [potete adattare il Colosseo a questo scopo]

Il lavoro è un po’ lungo ma il risultato compensa della fatica [non so a voi, ma a me quando Ada è così lapidaria e parla per anacoluti, mi spaventa]

Prendete un pezzo di pasta di pane del peso di una cinquantina di grammi e impastatelo con quattro cucchiate colme di farina, un cucchiaio d’olio, un buon pizzico di sale [su, su, purciare, mettetecelo, ‘sto sale] e un uovo intiero [e no a metà come al solito… tirchione].

Fate una palla della pasta e mettetela a lievitare in una terrina coperta, per un paio d’ore [no, non gioite, mica è finita…] Trascorso questo tempo prendete la pasta e impastatela di nuovo con otto cucchiaiate colme di farina, un uovo intiero, due cucchiaiate d’olio e due di zucchero in polvere [e non in blocchi, come fate di solito…] e poc’acqua [ripetendo “poc’acqua” finché non vi si intreccia la lingua]: tanta da avere una pasta di giusta consistenza ma [e su questo *ma* potete arrovellarvi per altri 20 minuti] piuttosto morbida.

Ottenuto il nuovo impasto aggiungete due cucchiaiate di pinoli, quattro di sultanina e due di scorzette d’arancia. Dividete la pasta in tanti panini, come è stato già detto [sempre ripetere, mi fate… e state attente alla prima, no?!] mettete i pezzi su teglie unte leggermente di olio [benchè la sugna sia chiaramente preferibile…] e lasciate lievitare per circa sei ore [sì, tra una cosa e un’altra ne sono passate circa 10. Allora, ‘sto baretto lo apriamo noi?]

Cuocete in forno caldo e poi pennellate i maritozzi con sciroppo di zucchero vanigliato, che formerà sopra quel lieve strato biancastro [che voi pensavate fosse bavetta rappresa, lo so]

So che sarà dura, ma resistete fino alle prossime due ricette!

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8 Risposte to “maritozzus est omnis divisum in partes quattuor”

  1. Silvia gc 22 febbraio 2012 a 08:13 #

    A me Ada mi svolta la giornata. Vado a lavorare felice

  2. akari74 22 febbraio 2012 a 10:16 #

    si ma poi li fate? e se si ci invitate? 🙂

    • dabogirl 23 febbraio 2012 a 16:31 #

      io sono la tipica debosciata Adesca, non ho il forno a mattoni e nemmeno uno spiede… dubito di poter fare il maritozzo!

  3. tina 22 febbraio 2012 a 14:40 #

    per fortuna mia, il maritozzo non m’ha mai fatto impazzire!!! vado molto + volentieri su altre cose… beh, ma ‘sta ricettina me la farei solo per il gusto di fallire miseramente e sentirmi ada nelle orecchie che dice sei una cretinah, come mmmadreh! (io la immagino così, oh, ma col cucchiaio di legno in mano con cui mi cartella le nocche).
    bella lei!!! ^_^

    • dabogirl 23 febbraio 2012 a 16:33 #

      ecco come parla!! come la mmmmmmadrreh dei broncovitz!

  4. Pentapata (@Pentapata) 23 febbraio 2012 a 16:28 #

    compro i maritozzi a patto che mi usi il fornaio.

    • dabogirl 23 febbraio 2012 a 16:32 #

      usare il fornaio per fare cosa, esattamente? Biricchina!

Trackbacks/Pingbacks

  1. de rerum maritozzibus « dabogirl - 28 febbraio 2012

    […] Lucyette, visto che esiste una variante quaresimale del delizioso maritozzo… benché anche le altre ricette non contengono sugna, quindi forse andrebbero bene, eh? No eh?! […]

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