La pasticceria è un’arte per pochi.

23 Apr

Aduccia poteva apparire brusca.

In realtà, lo faceva per noi, con lo stesso spirito con cui le mamme ti dicono “il medico pietoso fa la piaga purulenta” e ti strappano via il cerotto (e la crosta) con un gesto secco incurante dei tuoi ululati.

Soprattutto, Ada, come sappiamo, ci teneva ad iniziarci alla fine arte della pasticceria. Così, con polso duro, metodo “ti butto in acqua e nuoti”. Così imparate. Solo le forti ce la fanno.

Seh, vabbè, che parlo a fare… si dev’essere detta Ada,  via, una ricetta facile, golosa. Ce la possono fare. Ce la devono fare, debosciate mollaccione che non sono altro.

I cialdoni [chè le cialde le sanno fa’ tutte]

I cialdoni sono facilissimi a farsi [tranne per le inettone tipo voi]: basta avere l’apposito ferro da cialde.

[via. A cercare l’apposito ferro. Camminare. Dev’essere lì, nella voragine che, nella vostra cucina, sostituisce l’indispensabile forno a mattoni]

In un recipiente mettete tre cucchiaiate di farina, una cucchiaiata colma di zucchero, e sciogliete il tutto con un bicchiere scarso d’acqua, aggiungendo poi una mezza cucchiaiata di strutto [solo mezza?! Ma intendi un cucchiaio da ruspa, vero?!] appena intiepidito [così ne sentite tutto l’aroma sugnoso].

Dovrete ottenere una pastella senza grumi [vedete se ce la fate].

Mettete a scaldare sul fuoco il ferro da cialde [sì, sempre il vostro ferro da cialde immaginario, piccole impreparate] e quando sarà caldo apritelo [con le mani nude! Coraggio!] e versateci mezza cucchiaiata di pastella.

Richiudete [sempre a mani nude] rimettetelo sul fuoco prima da una parte, poi dall’altra [e non in verticale sul fornello come avrete fatto voi, incapaci] togliete via con la punta di un coltellino le sbavature [che di sicuro ci saranno, visto quanto siete imprecise] e, dopo pochi minuti, quando la cialda avrà preso un bel colore d’oro chiaro [ma se il ferro è chiuso, io che ne so di che colore è la cialda?!] aprite il ferro [sempre a mani nude! Non fa male, non fa male!] e aiutandovi con un coltello [tra i denti, per non urlare. Le cialde le togliete a mano] staccate la cialda.

Senza aspettare che si freddi [pavide procrastinatrici che non siete altro] arrotolatela intorno ad un bastoncino o ad un pezzetto di canna [di bambù, tossiche spiritoselle che siete] e continuate così fino ad esaurimento della pastella [o delle dita].

Bisogna che l’operazione dell’arrotolamento dei cialdoni sia fatta con la massima sveltezza [eh, lumacone?] altrimenti la pasta raffreddandosi ed asciugandosi si spezzerebbe. A facilitare lo staccarsi della cialda dal ferro [si noti la perversione di rivelarlo solo a ricetta finita] è buona norma [e che, non lo sapete?] ungerlo di quando in quando internamente con un nonnulla di strutto [tipo un sei etti. E’ un po’ di più, lascio?]

I cialdoni si servono generalmente con della chantilly. [ma siccome voi manco saprete che è, userete la panna vegetale spray. Ve conosco]

…come va la ferita? Metto un po’ di disinfettante?

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6 Risposte to “La pasticceria è un’arte per pochi.”

  1. tina 23 aprile 2012 a 12:36 #

    è meravigliosa!!! io non ho capito manco che siano i cialdoni, e per immaginare il ferro da cialde me lo sono dovuto googleare. sono proprio ‘gnuranta, neh.
    vabbè, ada mi avrebbe amato lo stesso. iolosò.

  2. paroladilaura 7 maggio 2012 a 10:35 #

    splendido…che poi io c’ho pure il forno a mattoni…si mi piacerebbe!!!
    pensa che io mi diletto a leggere prima di andare a dormire l’Artusi 🙂

    • dabogirl 7 maggio 2012 a 10:39 #

      eretica.
      L’artusi.
      che io non lo so. Ma io dico. L’artusi.

    • dabogirl 7 maggio 2012 a 10:40 #

      se hai il forno a mattoni, devi assolutamente fare la pizza secondo Aduccia!

  3. se4 7 maggio 2012 a 11:40 #

    Io ho un tomo del 1934 – ‘THE COMPLETE ILLUSTRATED COOKERY’. Ci sono illustrazioni avveniristiche a colori, con portate meravigliosamente accomodate in vassoi d’argento cesellato. E il libro esordisce con: “La cucina dovrebbe essere considerata la parte più importante della casa”. E’ un volume di 2000 ricette, desunte dalla cucina francese, con qualche vago spunto italiano e due o tre “must” britannici. Ogni tanto lo leggo come si farebbe con un classico. Le ricette dei dolci sono insuperabili. La massaia che lo utilizzò durante la guerra, ci ha lasciato dentro dei ritagli di giornale con suggerimenti per biscotti al cioccolato o marmellate di more selvatiche. La ricetta dei cialdoni, però, mi manca! 😀

  4. Robin 12 maggio 2012 a 12:45 #

    D’altra parte Ada Boni è la stessa che dà per scontato che in ogni cucina ci sia sempre del brodo (vero, non di dado ;)) a disposizione per cucinare! 😀

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