non dite che non vi avevo avvertito

8 Mag

Delle volte, secondo me, Ada era costretta da qualche potere forte a mettere certe ricette, ma lei lo sapeva bene, che le inettucce sue non ce l’avrebbero mai potuta fare… tuttavia, col suo fare materno, cercava di non farlo pesare alle povere cuoche wannabe.

Il rognone

Non che il rognone sia un alimento di tutti i giorni, ma usato di quando in quando può piacere [magari a voi, che avete il palato bruciato dall’alcool] e contribuire a dare una certa varietà ai menù quotidiani.

Ma il rognone viene generalmente mal preparato in casa [è inutile che vi nascondiate dietro a un dito, incapaci che non siete altro] e spesso coloro che ne mangiano volentieri in trattoria o in albergo rinunziano a farlo cucinare in famiglia per quello sgradito sapore che esso acquista [quindi è colpa vostra. Cucinate un rognone da schifo, e quello se ne va in albergo. Poi è ovvio, sei lì, che fai, non ti chiami una escort? Eccolo là come va il mondo]

Le donne di servizio e le cuoche [sì, sì, date la colpa agli elfi domestici, voi] hanno, per preparare il rognone, sistemi assolutamente barbareschi, e ne risulta una vivanda dura, tigliosa [tigliosa. Che sa di tiglio. No?] e non eccessivamente piacevole all’odorato [insomma, puzza di piedi di cadavere]

V’insegneremo qui il migliore modo per cucinare il rognone ed ottenere una pietanzina delle più squisite [da dirsi con tono garrulo e battendo le manine]. Il rognone di vitello non è molto conveniente per famiglia. E’ ottimo, ma costa caro, quasi come una buona bistecca [e lo sappiamo, che non c’avete manco i soldi pe’ piagne]

In ogni modo per chi avesse l’occasione di cucinarlo [magari rubandolo] eccone il semplicissimo procedimento [su, inettone, vediamo come riuscite a spingere il coniuge verso la perdizione].

Si taglia il rognone in due parti, e di ogni pezzo si fanno due fettine. Su queste fettine si fanno leggeri tagli incrociati come un’ingraticciata [ingraticciata.] e poi si mettono in un piatto, si condiscono con olio, sale e pepe, e si lasciano star così circa un’ora.

Al momento di andare in tavola [tanto mica volevate mangiare, no?] si dispone il rognone sulla gratella e si arrostisce a fuoco moderato [immagino che si intenda fuoco vero, non un fornello] In pochi minuti sarà fatto. [Aug. Ho detto.]

Accomodatelo in un piatto [e offritegli pure un caffè], spruzzateci un po’ di sugo di limone e mangiatelo caldissimo [SENZA BERE ACQUA! Non fa male! Non fa male!]

Il rognone di vitello non esige operazioni preliminari [è uno così, alla buona, alla svelta], indispensabili invece quando si tratti del rognone di bue [che invece vuole minimo minimo essere invitato a cena]

Per ottenere un risultato certo, seguite perfettamente [perfettamente. E se no ricominciate] le istruzioni seguenti.

Per sei persone prendete un bel rognone di bue, osservando che sia fresco e di bel colore – se avesse un color smorto e delle macchie verdastre rifiutatelo senz’altro [ma no! Ma non mi dire! E se ci sono dei simpatici vermi che faccio?! Compro?!] liberatelo da ogni residuo di grasso, e tagliatelo, come un salame, in fette sottilissime.

Mettete in una padella un cucchiaio d’olio o [ecco il momento che aspettavate] una piccolissima quantità di strutto: aggiungete il rognone tagliato, e mettete su fuoco molto forte.

Dopo due o tre minuti, quando vedrete che il rognone perde il suo color sanguinolente [sanguinolente. Imparate l’italiano] ed incomincia a rosolarsi, levate la padella dal fuoco, versate il rognone in un colabrodo e appoggiate il colabrodo[i pronomi sono per i deboli]  su una scodella.

Vedrete ben presto che il rognone incomincerà a sgocciolare un sugo nerastro e sanguigno [non vomitate! Per l’amor di Dio, non vomitate!]; lasciatelo sgocciolare per una diecina di minuti.

Nettate intanto la padella [zozzone], metteteci una cucchiaiata di strutto, o dell’olio se più vi piace [mammolette che non siete altro] tagliate finemente una cipolla e fatela imbiondire adagio adagio su fuoco moderato.

Trascorsi dieci minuti [ve l’avevo detto: adagio] il rognone avrà sgocciolato quasi una scodella di sangue e con esso tutte le sue impurità  […lo volete ancora mangiare?]

Si ravviva allora il fuoco, si getta il rognone [NO! non nella pattumiera, avventate!] nella padella con la cipolla, si bagna con mezzo bicchiere di vino bianco, o meglio ancora con due dita di buon marsala [le quattro precedenti le avrete bevute voi – mi dicono dalla regia] ci si unisce un mezzo cucchiaio di salsa di pomodoro [ma sì, fai vedere che abbondiamo] sale e pepe, e sempre su fuoco vivace si fa cuocere per altri due o tre minuti.

Si rovescia [no, non voi; il rognone] su un piatto, si cosparge con una cucchiaiata di prezzemolo finemente tritato e si contorna con crostini di pane fritti [e se no è leggero, pure tu c’hai ragione].

E’ buona regola riscaldare prima il piatto [e sarebbe buona regola dirmelo primadi averlo riempito] versandoci un ramaiolo d’acqua bollente e poi asciugandolo [ma no, perchè, lasciamolo lì, il rognone in guazzetto].

Il rognone così preparato si può servire benissimo anche in una colazione elegante [perchè i pancakes fanno tanto parvenu].

Per concludere, [grappa sturalavandino!] il rognone deve cuocere appena quel tanto necessario e non inseccolirsi sul fuoco [ungetelo con dello strutto, via] deve gettar via completamente tutta la parte sanguigna [beurk] e dev’essere gustato appena fatto.

Soltanto a queste condizioni avrete una eccellente pietanza tenera e saporita. [anche se lo sappiamo, vostro marito andrà lo stesso all’osteria. No, dico, vi siete viste?]

Con l’identico sistema potrete preparare i rognoni di maiale, i quali, purché cucinati a regola d’arte, [quindi non da voi] sono squisiti

Ma, chiaramente, ad Aduccia non andava di spiegarvi la ricetta. Arrangiatevi.

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6 Risposte to “non dite che non vi avevo avvertito”

  1. Silvia 11 maggio 2012 a 13:16 #

    oddio io lo odio il rognone!!! Mi fa star male anche solo l’odore…
    al passaggio :
    “Si ravviva allora il fuoco, si getta il rognone” Io sono una delle avventate che lo getta sicuro nella spazzatura… e magari ceno a brandy e crakers! 🙂

    • dabogirl 11 maggio 2012 a 13:19 #

      ora che Ada non ci sente (spero) confesserò che io non ho mai avuto cuore d’assaggiarlo. Ma mia mamma ne va ghiotta.

      • Silvia 11 maggio 2012 a 14:52 #

        Idem mio babbo… lo adora! Ma la tradizione della cottura del rognone… morirà con mia nonna… non ci tengo a raccogliere lo scettro di “cucina-rognone”!

  2. silviatropea 11 maggio 2012 a 15:27 #

    Ma te l’ho mai detto che sei l’unica blogger su piazza che mi fa ridere come una deficiente (inetta e debosciata) davanti al computer con le lacrimucce agli occhi?

  3. Mammamsterdam 12 maggio 2012 a 12:43 #

    Io il rognone lo amo, amo tutte le frattaglie, specie se cucinate da qualcun altro, ma sono sposata con il vegetariano e i suoi due figli schifiltosi che mangiano solo salsiccia, bistecca e polpette. Però per quanto ne so io il rognone, di qualsiasi bestia si voglia, va tenuto in acqua e aceto per qualche ora (poco, aceto), e poi stufato esattamente come fareste lo spezzatico. Altro che gratella e succo di limone e che stiamo a fare la dieta in ospedale?

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