se il buon giorno si vede dal mattino…

8 Gen

Il 31 dicembre, mentre preparavo la mia parte per il cenone con gli amici (nidi di patate duchessa, lenticchie e cotechino – fresco – croccante), mi sono sentita malissimo.

La famiglia è stata di supporto, eh, fischia, se è stata di supporto.

Mentre io abbracciavo il “dio di porcellana”, maritemu se ne stava col broncio a dirmi “tanto lo so che domani stai meglio, andiamo lo stesso, ci divertiremo”

e Mustela, dal canto suo, ha messo su un muso lungo sei metri e ha detto “dai, mamma, svegliati, io voglio andare alla festa!”

Poi alla fine avevano ragione loro, pur stando male mi sono goduta la compagnia degli amici, però…

Insomma, le premesse per il 2013 non erano granchè, e purtroppo l’inizio anno è stato davvero pessimo.

E allora cerco conforto in Ada. Apro il libro a caso, e chiedo: Ada, dimmelo, come sarà il 2013?

Cavolo Acido

[Evviva Ada. Mi sento molto meglio]

E’ noto [no?! Ignoranti] che il Sauer-Kraut (in francese choucroute) [parlo le lingue, io, mica come voi illetterate] si prepara con cavoli conciati nel sale [conciati. come il cuoio]. Il Sauer-Kraut, assai consumato specialmente in Germania, ha da noi ammiratori convinti, come detrattori non meno convinti. [cos’è, Ada, ti pagavano un tanto a rigo?]

La preparazione del Sauer-Kraut è semplicissima [a patto di non essere delle inette mentecatte come voi]. I cavoli vengono tagliati in fettuccine (c’è anche una macchinetta che compie questa operazione) [visto che siete talmente incapaci che manco la verza a strisce sapete fare] e poi accomodati in barili di legno [che sicuramente terrete a casa, no?! No?! Dietro il forno a mattoni… no?!] con strati di sale interposti a qualche droga […le droghe sono necessarie a trovare il coraggio per mangiarli; o perlomeno quello per prepararli]

Si lasciano macerare così per qualche tempo, fino a che si produce la fermentazione: da cui quell’odore fortissimo e disgustoso [yum… come descrivi le ricette in modo appetiotoso tu, Ada, nessuno mai!] che, nonostante venga eliminato durante la cottura, produce in alcuni un’avversione irriducibile per questo cibo [e chissà come mai, in fondo c’è solo un odore fortissimo e disgustoso…]

Cotesti cavoli arrivano dai luoghi di produzione [a piedi] racchiusi in bariletti, e bisogna cuocerli [se no prendono vita. Attente]

Eccone il procedimento.

In possesso di una buona quantità di cavoli [sapessi quanti ce n’ho io, di cavoli, Ada…] metteteli in una casseruola con una cipolla intiera, una carota gialla, un bel pezzo di pancetta di maiale affumicata. Aggiungete anche un sacchettino di velato […che voi chiamerete tulle, perchè siete banali] nel quale metterete una forte pizzicata [ahio] di pepe in granelli e qualche bacca di ginepro.

Condite con qualche cucchiaiata di grasso d’oca [via, approfittate e fatevi la liposuzione] o di strutto di maiale [oooh, ora sì che si ragiona!]

Bagnate con tanto brodo [sempre quello di cui ogni brava massaia ha una scorta in dispensa] da ricoprire quasi i cavoli, aggiungete un bicchiere di vino bianco secco, coprite il recipiente e lasciate cuocere lentamente per quattro o cinque ore [lasciando che gli effluvi uccidano il vicinato]

Se il brodo fosse molto grasso [sono fiera di voi] fate a meno del grasso d’oca o dello strutto [vi si spezza il cuore, lo so]. I cavoli debbono man mano rimanere asciutti [cosa facile, se si galleggia in brodo grasso e strutto].

A cottura completa si toglie via il sacchettino con il pepe e il ginepro e si tolgono anche la cipolla e la carota gialla [se le riconoscete ancora, dopo 5 ore di cottura nel brodo, siete meglio di Grissom]

Si affetta la ventresca [che è sempre la pancetta, ma dà più soddisfazione, a dirla così] e si serve insieme con i cavoli, che si finiscono [cercando di ucciderli] con un pezzetto di burro [in onore dell’epatologo]

Sono ottimi tanto da soli come per accompagnare carni di bue o di maiale [o i menhir] specie se affumicate, oca, salsicce di Vienna [chè io würstel non lo so proprio scrivere] ecc. ecc.

In alcuni paesi – ad esempio in Lorena [tanto mica andate a controllare…] – si aggiungono alla “choucrute” anche delle patate olandesi [cittadini del mondo!] crude e sbucciate, che si mettono a cuocere mezz’ora prima della fine della cottura [la frase è un po’ involuta, ma tanto ormai li avrete finiti di cucinare, ‘sti crauti, quindi figurati se ci mettete le patate]

Non sentite già l’acquolina? Oh via, forza, tutti in coro!

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8 Risposte to “se il buon giorno si vede dal mattino…”

  1. Robin 8 gennaio 2013 a 12:35 #

    Mi spiace che anche tu sia passata dal virus che pare aver colpito tutti prima, dopo o durante le feste! Ma questo post, come al solito, mi ha fatto sganasciare 🙂
    P.S. La carota gialla?

    • dabogirl 8 gennaio 2013 a 12:42 #

      quant’è che vi dico che la spesa si fa col pantone? Eh?!
      Inette pressappochiste!

      (penso per distinguerla dalla rapa – o carota – rossa)
      (comunque ho scoperto che le carote sono arancioni solo dal 1720 e giù di lì, gli olandesi ne cambiarono il colore)

      • Robin 8 gennaio 2013 a 12:56 #

        Mi hai incuriosita… E ho scoperto che il colore originario delle carote, a parte il giallo, è il viola – anzi, scusa, un RAL 4007 😉

  2. Melazenzero 8 gennaio 2013 a 14:20 #

    A me dispiace -anche- per la parte che riguarda il supporto… 😦
    Ti abbraccio ancora, cara.

    • dabogirl 8 gennaio 2013 a 14:24 #

      grazie mille. Passettino passettino andrà meglio.

  3. Viola 8 gennaio 2013 a 17:08 #

    Empia!!!!È Ada che ti ha punita per aver voluto infighettare il piatto rustico e sugnoso per eccellenza! Cestini di patate duchessa???? Tsz, ma non ti accorgevi che poteva essere pronunciato solo con la bocca a culo di gallina???

  4. mariluf 2 agosto 2013 a 18:19 #

    Grazie per le belle risate che m’hai fatto fare…!

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