Il Natale del Bar(b)one della Nomentana

22 Dic

Questo post è un regalo di Natale.

Un po’ per tutti, ma un po’ per le due categorie estreme rispetto ad uno scottante argomento:

le decorazioni di Natale.

Una fazione è quella capitanata da Ebenezer Scrooge, quelli che dicono “aaaah, bubbole” (baah, humbug), “è tutta una festa commerciale” “aah, io solo per i bambini, se no manco una pallina sul ficus. mettevo”.

L’altra è quella dei Natalinvasati, quelli che partono il 26 dicembre a fare schemi e piani per le decorazioni dell’anno prossimo, che a giugno tediano i vicini con liete carole in tre lingue, che propongono il Vov come bevanda nazionale e fingono di scandalizzarsi, ma sotto sotto rodono d’invidia, di fronte alle luminarie esagerate di The Great Christmas Light Fight.

Io?!

Io mi colloco in un giusto mezzo, come ben potrete immaginare.

Sono una personcina equilibrata, come sapete, e il fatto che io abbia comprato una lunga fila di palle da “salumiere” (quelle in plasticaccia a buccia d’arancia in colori fluo) appena presi la casa e che, se mai cambierò casa, metterò come conditio sine qua non la presenza di prese elettriche sul balcone, sono piccoli dettagli. tsk.

Comunque, la storia che voglio raccontarvi ha tutto a che fare con il Natale “diverso” e, un po’, con le decorazioni.

Alla Stazione FS Roma Nomentana L. L. (dove “L.L.” sta per “linea lenta”, perché le FS non vogliono illudervi) abita, tutto l’anno, un barbone.

Ha una casa fatta di legno e teli di plastica da serra, ha anche un piccolo caminetto per scaldarsi e cucinare (Aduccia sarebbe fiera) e un gatto ciccione, o almeno, ultimamente si aggirava lì un gatto, dormendo sotto una sedia.
E’ comunque una casa ordinata, lo spazio intorno è curato e pulito. senza odori.

Sta lì da almeno 7 anni, quella casa, ben visibile, il padrone, invece, si nasconde, sta sempre un po’ defilato.

Ma quando si approssima il Natale, qualcosa in lui si smuove.

Comincia ad accumulare carta, lattine, cassette di plastica, rifiuti vari, in un angolo del suo giardinetto, tutti belli impilati tipo tetris.
poi, regolarmente dall’otto dicembre, decora.

Ma mica una cosetta sobria, un alberino con due palline, un babbo Natale tristanzuolo.

Tzè.

Lui è chiaramente della fazione Natalinvasati.

Il primo anno che l’ho visto, aveva fatto una slitta di Babbo Natale in scala 1:1 circondata da lettere ritagliate nel polistirolo: “buon Natale dal Barone della stazione” (si noti, Barone, non barbone. La finezza)

Quest’anno, ha questa cosettina qui, circondata da decorazioni appese fatte con lattine tagliate a spirale.
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Roba che al Rockefeller Center glielo chiederanno l’anno prossimo per metterlo al posto dell’albero.

Sono rimasta sinceramente colpita. Un po’ perché vorrei sapere *chi* o *cosa* si accompagni all’unicorno blu (vedi cartello) – poco distanti c’erano una renna grande, la slitta e alcune renne piccole, ma credo si parlasse d’altro.

E poi perché questo, per me come per molti altri, è stato un anno grigiastro, la voglia di festeggiare sembrava vacillare.
Ma vedere che quest’uomo, che vive sotto un ponte, ama così tanto il Natale e le decorazioni mi ha ridato un po’ di prospettiva.

Così, ho pensato di ringraziarlo: sono andata al supermercato ed ho comprato un po’ di paste pronte liofilizzate (così si preparano facilmente anche solo col caminetto e la pentola dell’acqua), carne e tonno in scatola (ovviamente il frigorifero non c’è), e poi l’occorrente per il pranzo di Natale: cappelletti secchi da fare in brodo, brodo già pronto in brick (…lo uso anche io. Scusa Ada), stinco di maiale precotto sottovuoto, lenticchie (buone anche per Capodanno), torrone tenero e cioccolatini ripieni di cereali.

MustelaPandala mi ha obbligato ad aggiungere un biglietto natalizio carico d’affetto.

Avevo dunque una busta (di quelle riutilizzabili) che pesava quanto un piccolo baobab. In piombo.

Come fare a lasciargliela? Non mi sentivo di chiamarlo e dargliela, lui così schivo e io così’ asocial timida.

Ho deciso quindi di lanciarla al di là della grata.

Scendo dal treno, mi assicuro che tutti vadano via, che il treno riparta, in modo da evitare sguardi indiscreti, e mi preparo al lancio.

Diversi tentativi di lussazione della spalla dopo, capisco che devo arrampicarmi sul muretto, infilare le dita nella grata,salire un altro po’ e lanciare dall’alto.

Unghie spezzate: una sola.

Grugniti stile troll emessi: due o tre

Cadute dal muretto perché il peso della busta mi tirava giù: due

Alla fine, ce l’ho fatta. Missione compiuta.

Mi giro soddisfatta per andare via… e vedo una piccola folla radunata sul binario di fronte, che mi guarda con gli occhi a piattino, fuori dalle orbite.

BUONNATALE, unicorno blu.

Questo post partecipa al blogstorming di dicembre di genitoricrescono

e buon Natale.

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14 Risposte to “Il Natale del Bar(b)one della Nomentana”

  1. Lucia 22 dicembre 2014 a 17:02 #

    E’ bellissimo. Grazie!

    • dabogirl 29 dicembre 2014 a 11:01 #

      ma grazie a te per averlo letto e commentato!

  2. mariluf 22 dicembre 2014 a 19:06 #

    Grazie anche da me!

    • dabogirl 29 dicembre 2014 a 11:02 #

      grazie anche a te, e buon unicorno blu

  3. elegraf 23 dicembre 2014 a 00:09 #

    Ma io ti amo, e amo gli unicorni blu

    • dabogirl 29 dicembre 2014 a 11:02 #

      soprattutto gli unicorni blu. sgè tèm ossì.

  4. Laura 23 dicembre 2014 a 09:47 #

    Mitica!

  5. La Staccata 23 dicembre 2014 a 15:08 #

    Una delle storie più belle che io abbia mai letto sul Natale, senza un briciolo di quella maledetta retorica che mi fa schizzare le transaminasi alle stelle, senza quei forzati “volemose bbene” che galleggiano in tutti i luoghi e in tutti i laghi, senza quella voglia odiosa di strappare like a tutti i costi con pallolissime, banali e scontate narrazioni da temino di quinta elementare.
    Tanto di cappello Dabo. Questa storia è fantastica non solo per come l’hai scritta, ma per come hai saputo e voluto viverla. Strappa cuore e sorrisi teneri, relagala un nuovo senso al valore della dignità.
    Brava, brava, brava.

    • dabogirl 29 dicembre 2014 a 11:03 #

      sto qui in un angolo ed arrossisco. So che capirai.

  6. M di MS 23 dicembre 2014 a 17:31 #

    Che bella storia e che bel gesto. Te lo meriti proprio un buon Natale! Un abbraccio!

    • dabogirl 29 dicembre 2014 a 11:03 #

      Grazie mille, un abbraccio anche a te!

  7. Andrea 8 febbraio 2016 a 19:00 #

    Grazie mille per il gesto e la storia, io sono anni che prendo questo treno e lo vedo, per un periodo non ero più qui Italia quindi non lo vedevo, però vorrei sapere di più e se posso fare di più, certo un gesto come il tuo già è la partenza, anche se molte volte passando la mattina dono qualche spaccio, ma non so se è lui, ma oltre a questo vorrei conoscere la sua storia e magari fare qualcosa di più, anche se sembra stupido ed egoista non so cosa, grazie mille, buon unicorno blu a tutti.

    • dabogirl 9 febbraio 2016 a 05:52 #

      Ciao Andrea,
      Il nostro Barone è molto schivo, e non sono certa sia lo stesso che chiede soldi nel sottopassaggio. Finora l’unico modo di mostrargli la mia vicinanza è stato quello di lasciare la spesa ogni Natale (e qualche volta qualche acquisto random, anche per il gatto).
      Al momento nel suo giardino campeggia un enorme unicorno.

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