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cinquantuno

7 Ott

Inizio questo post con una grandissima novità inaspettata e scoppiettante:

Mustela Pandala è ammalata.

No, davvero, eh. Sta male.

Certo, non ci ha regalato la corsa in ambulanza (col sedile mio rotto), la tac al cervello e io che fingevo di recitare in ER quando mi parlavano di analisi del liquor (poi non fatta) come lo scorso marzo, eh, ma non è che si può fare il grande show ogni volta.

Stavolta si limita a un banale raffreddore pesantissimo, con picchi di febbre (notturna, se no che gusto c’è) a 38.8, giustificati da Vediamocomeva (la nuova pediatra – Guru è in pensione) con un risolutivo “è delicata”

Però non ha le convulsioni, respira tutto sommato bene, la gola è ok, quindi… mi posso divertire. Diciamo.

Perché la criatura, come nuova divertente feature, ha il delirio.

Inizia cauta, eh, così, per non spaventarti.

Ore 3 del mattino: “mamma, penso che mi sento un po’ calda”  [no amore, è un’impressione, hai trentanove, che sarà mai]

poi, dà il meglio di sè.

___

L’altra sera, prima di andare a nanna, parlavo con Maritemu raccontando che mio nipote è all’ospedale, e che gli stanno facendo le flebo

“Mamma, che cos’è una flebo?” “è quando invece di darti lo sciroppo o di metterti la suppostina, ti mettono un aghetto nella mano e fanno passare da là la medicina… lo hanno fatto anche a te all’ospedale, ricordi?”

[ridendo come una pazza, la voce a paperella, la bocca protrusa tipo ochetta] “ah sì?! Ma io non la vedo! Cov’è la medicina? Cov’è? Cov’è? Non c’è nella mia mano!  Aaaaah, ma forse è qui, nella mia pancia! Aaah!”

___

Ieri notte, alle due, 38.8

Dopo una ingannevole fase normale tipo “mamma, fammi le coccole” “mamma, mettiti vicino a me” [e certo, amore mio, tanto questo divanoletto dove dormo con te per monitorare il febbrone sta spezzando la schiena a me, mica a te]

Mentre io sto dandomi un tono andando a prendere la medicina in fretta, ma non tanto da allarmarla

[aria inquisitoria, severissima] Mamma?!

[intimorita] ssssì?

[sempre severa] Chi ha fatto la casa?!

[incerta] …chi ha fatto…?!

[spazientita] La casa! La casa! Chi ha fatto i muri, il tetto…

[terrorizzata] Ma dici questa casa?!

[modalità adolescente “i miei non mi capiscono”] Eeeeh!

[ridendo, ormai al tracollo emotivo] degli architetti e degli operai taanto tempo fa. Quasi cento anni fa.

[nient’affatto soddisfatta] E chi ha fatto quello quadro?!

[la so! la so!] Nonno

[mo’ ti frego] E chi ha fatto quel mobile coi cd?

[zaaak,  becca e porta a casa]  Degli operai svedesi, ma poi l’abbiamo montato noi.

e a quel punto, prima che si interrogasse su chi aveva fatto il televisore, ché non mi ricordo dove sia la Sony, sono fuggita a prendere la medicina.

Ma mica è tutto, eh no, non la nostra piccola appestata.

A parte frasi random tipo “mamma, ma quello è un ragno, quello lampadario?”, ogni tanto mi rende edotta di cose avvenute non si sa bene quando

“mamma, lo sai che nonna non sente il termòmimo quando fa ti ti ti?” [la nonna non sente il cicalino del termometro che avvisa dell’avvenuta lettura]

“mamma, lo sai che nonna non sente nemmeno il campanello, la musica del telefono, e nemmeno io quando parlo? Io dico ‘non ho fame’ e lei dice ‘sì, ora cucino'” [sì, la nonna perde colpi, ma intanto si precipita qui con niente preavviso da 30 km di distanza a 75 anni. Io me la terrei, che dici, Mustela?]

E poi, i fuochi d’artificio

“mamma, io so contare!”

“bravissima, amore della mamma!”

“sì, senti: uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto!”

“e nove e dieci, amore?!”

“no, basta otto” [scialacquatrice di una mamma]

[sempre mentre torno con in mano lo sciroppo antipiretico]

[aria di malcelato orgoglio] “mamma, sai che io so dire una cosa?”

“che cosa, tesoro di mamma?”

“CINQUANTUNO”

“cinquantuno! Però! E’ difficile cinquantuno! Brava amore! Adesso prendi la medici…”

[intuendo che non sto apprezzando a dovere] “ma mamma, io te l’ho detto perché cinquantuno E’ TANTO!”

è vero, amore, cinquantuno è tanto.

Mai come trentottoeotto nel cuore della notte, a quanto pare.

fuori dall’ospedale

8 Mar

Dalla finestra dell’ospedale Mustela vedeva tutti i giorni un chiosco in cui si vendevano palloncini di varie forme.
Li guardava e sognava di averne uno, anzi, qualche volta piangeva perché lì non poteva tenerli.
Prima s’era invaghita di quello a forma di winnie the pooh, poi aveva scorto quello a forma di Puffetta.
Lo cercava, controllava che ci fosse, si è spaventata quando le sembrava che un signore lo stesse comprando, si è rassicurata quando ha visto il venditore portarne due di scorta.
Oggi siamo usciti dell’ospedale, si è vestita, ha attraversato la strada, è arrivata al chiosco e, senza nemmeno dire “Buongiorno” ha detto, felice: “voglio Puffetta”.
Si è emozionata quando lui gliel’ha legata al braccio, ha avuto paura di perderla in macchina.
Ora Puffetta è con noi nella casa dai soffitti azzurri, e noi ci sentiamo come lei:
Tocchiamo il cielo con un dito.puffetta

copromanzia

26 Giu

MustelaPandala corre felice, con tutto sommato poche sbucciature di ginocchia, verso l ‘abbandono del pannolino.

Ha deciso da sola, a inizio mese, dopo tentativi parziali (interrotti per sua pigrizia). Poi a una festa, a inizio giugno, mi ha chiamato per dirmi che stava (ahem) entrando in produzione e io le ho detto (ben conscia che un giorno le dirò “non è che se una cosa la fa un tuo amico la devi fare anche tu”)

“ma non vuoi andare al bagno? Ma non lo sai che Amichetta non ha più il pannolino?”

“Ah” (tono di profonda riflessione)

“E anche la festeggiata non porta più il pannolino”

“ah” (idem)

“E anche Bimbadolce non lo porta più”

“ah” (pure)

“e nemmeno Bimbodeltrio (escono in tre, da buoni amici: lui, lei, Amichetta)”

“Ah” (in reatà ho scoperto poi che Bimbodeltrio ancora lo porta; ma fa niente)

dopo sta sequela, mi ha detto “io avvàtel” [allora io andrò su un WC ad espletare certe funzioni corporali]

E da lì è storia, non si è fatta più rimettere il pannolino, lo mette solo per la nanna.

E questo ha portato ad una nuova, interesssssantisssssima attività. Mentre per la pipì esige di solito assoluta privacy, per la cacca pare io sia lo specialista di settore (che fortune) e mi chiama in assistenza.
E poi scende dal water, si gira, ed interpreta.

Eh già.

Facile fare gli aruspici co’ le interiora di pollo.

Facile guardare le nuvole e dire “oh guarda, Topolino” “o guarda, un coniglietto” “oh guarda, l’Enterprise”.

Lei si gira, guarda nel water, e sentenzia:

“etto è un tttraco, fa rrrrrooooooooaaaaaagggghrrrr!” [questa forma ricorda inequivocabilmente quella di un mitico drago, che ringhia feroce]

oppure “etto è ummaiale, fa ccchhhhhhrrrr” [questo invece è un maialino che grugnisce, ma siccome io non sono capace a grugnire ispirando, grugnisco espirando. Problemi?]

o anche “etto è ‘aballo, nlk nlk nlk” [guarda tu se questo non è un cavalino, che galoppa col caratteristico schiocco di lingua sui denti]

Son cose.

E’ arte.

Se comincia a dare anche i numeri per il lotto, vi avviso.

Vi sfido anche a non entrare nel loop della copromanzia.

importanti distinguo

11 Giu

Davanti allo stereo, ballando remix discotecari facendo le sceme

Hey, ey, ey, ey
Like a girl gone wild
A good girl gone wild
I’m like, hey, ey, ey, ey
Like a girl gone wild
A good girl gone wild

Girls they just wanna have some fun
Get fired up like smokin’ gun
On the floor til the daylight comes
Girls they just wanna have some fun

[faccetta pensierosa]Mamma, etta è la Madonna?

e intanto le vedo, le rotelline che girano, lei che pensa “però, Maria, col velo e tutto, ma come cantava!”

(ho provveduto a far lezione sull’importanza dell’articolo determinativo)

la professionista

4 Mag

io, una professionista (…a girl can dream, can’t she?) in viaggio di lavoro, a Milano. Mentre aspetto di prendere il treno del ritorno, faccio un po’ di sano shopping scaccia-senso-di-colpa, prendendo magliettine e giacchetto jeans per la piccoletta, che due giorni fa mi ha cacciato di casa (dopo aver giocato invano la carta “Mario Merola”) dicendo che “etto ooozo no puoi pottare a scuola, toiiilo” [questo orologio non puoi portarlo a scuola, le conosci le regole; toglilo subito] e “etti ettìti mi danno ‘atti’io, bai bia” [maaaaammma mia, ma che ti sei messa addosso? Questi vestiti fanno orrore, cara! Senti, vattene, mi dai fastidio agli occhi]

improvvisamente, squilla il cellulare.

Guardo il display.

è l’asilo.

Molto bene.

Mi ero scordata di non essere l’unica professionista di casa.

C’è pure maritemu, professionista della formazione post universitaria e del carreer coaching.

E pure MustelaPandala, professionista della malattia a tradimento.

“Pronto?”

“Pronto, Chiara? Sono L’Angelodellemamme [dicasi la coordinatrice dell’asilo, che indubbiamente sarà quella che più mi mancherà, l’anno prossimo]. Volevo dirti che Mustela ha delle brutte bolle”

Io ho anche fatto la splendida, perché quando son partita aveva due bolle, una per narice, che mi sembravano tipiche dell’intossicazione alimentare (perché Mustela è così, prima mangia pure i tavolini, poi fa esplodere bolle qua e là)

Poi ho ringraziato per l’avviso e detto che avrei fatto in modo di farla uscire un po’ prima da scuola (anche se, con buona pace dei frecciarossa, non ce l’avrei mai fatta ad andare lì in dieci minuti… ci sarebbe andato il papà alle 17.30…) e di farla visitare dal pediatra.

Più tardi nel pomeriggio, maritemu ha portato l’infida bambina dall’aria innocente nel suo luogo di ritrovo preferito (…lo studio di gurupediatra) da cui, oggettivamente, mancava da un po’.

Poi mi chiama “…dice che è varicella, leggera, ma varicella”.

Allora.

Guru.

Famo a capisse.

Io ti adoro e tu lo sai.

Ma ti ricordo che sono TRE volte che diagnostichi la varicella a Mustelapandala.

Una volta era un’intossicazione alimentare (che ho curato con l’omeopatia), un’altra era un’infezione batterica della pelle (pomatina), e ora… questa.

Poi te, MustelaPandala.

Famo a capisse.

Io ti adoro e tu lo sai.

Ma ti ricordo che io, per vaccinarti contro la varicella, ho speso 80 euro (…rimborso? what’s rimborso?)

E ti ricordo anche che fra poco è la festa della mamma, e tu hai un’ingloriosa tradizione di malattie anti lavoretto.

No, ma vedete voi, eh.

Sono andata a casa, e la piccola appestata, a parte essere stranamente inappetente, m’è sembrata di discreto buon umore.

Non ha febbre, ha una bolla di zanzara sulla coscia, quattro bolle non identificate sulla pancia.

In faccia, oggettivamente, fa impressione, è piena di bolle piatte rosse, soprattutto sul lato destro del viso e sugli occhi.

Sono combattuta.

Da un lato, se è Varicella, ululo alla luna per tre giorni, alternando gli ululati per gli 80 euro buttati a preghiere acciocché non si manifesti nessuno degli effetti nefasti che mi terrorizzano (tra cui: cicatrici… problemi polmonari… predisposizione all’herpes e a malattie anche serie…)

Dall’altro, se non è Varicella, mi tocca litigare con Guru, e non è bello.

Solo una cosa è certa.

Mai dubitare che, in fatto di malattie, MustelaPandala sia una professionista.

 

***aggiorno***

Visto che con i farmaci appositi, le bolle stan diminuendo, pare avesse ragione guru.
L’ho chiamato il secondo giorno perchè non cambiava nulla (non aumentavano né diminuivano), e mi ha detto “segnora, siccome la bambina è stata ssssicuramente vacinata, babene, questa è una forma atipppppica de varicella, e queste sono tutte le bolle che avrà”

ora, poverina, ha un gran fastidio agli occhi, ma con la pomata omeopatica va meglio

scripta manent

26 Apr

Uno dei riti che io e MustelaPandala abbiamo creato e che ci godiamo, è la sessione di abbracci mentre è sul fasciatoio: si mette in piedi e mi abbraccia “potte potte potte” [molto intensamente]

Inoltre, ho preso un calendario “bianco”, su cui (…in teoria…) appiccichiamo adesivini, o scriviamo ricordi speciali.

L’altra sera, mentre mi abbracciava, le ho detto “io ti voglio davvero tanto bene… ricordatelo sempre”

“sì”

“vuoi che te lo scriva?”

“SI’!!” entusiasmo alle stelle.

Quindi ho preso il calendario, e ho scritto “mamma vuole tanto bene a Mustela Pandala”; per buona misura, ho aggiunto un paio di cuoricini, un sole, una falce di luna, e una stella.

Pensavo fosse un gioco come tanti, invece mi sono girata, e le brillavano gli occhi, era davvero tanto emozionata, si vedeva che aveva il cuore in gola.

Mi ha abbracciato ancora più potte, al colmo della felicità.

Evidentemente, scritto, ha più valore.

Poi mi ha chiesto “e papà?” “anche papà ti vuole tanto tanto bene; devo scriverti anche questo?” “ssìì” – e via, altra scritta, altri cuori, altro sole, altra falce di luna, altra stella.

A quel punto, ha voluto contribuire anche lei con una “scritta” e con un disegno (se riesco ve lo pubblico) che rappresenta “izzòle e ‘a muchica” [il sole e la musica: c’è niente di più meraviglioso e vitale?]

Quindi, ragazzi, poche ciance: è ufficiale, qui ci si vuol bene.

Nero su bianco.

di ampie vedute

24 Apr

Siamo nella fase evolutiva in cui, all’asilo, si sviluppano legami forti, “fidanzamenti”, persino.

Approfittando del relativo progresso linguistico di Mustela (e non potendo ancora leggerle il diario, come non mancherò di fare hackerandole il blog tra qualche tempo), decido di indagare.

io: e dimmi, Mustela, tu ce l’hai un principe? [dicasi “principe”, a scuola di Mustela, il fidanzatino]

MustelaPandala: Sì…

io: [ostentando nonchalanche e savoir faire] Ah. E come si chiama?

MustelaPandala: Amichetta! [n.b. per proteggere gli innocenti, la migliore amica di mia figlia verrà qui chiamata Amichetta. Premiate la mia fantasia, prego]

io: Ah, Amichetta… siete molto amiche, è vero. Ma un principe maschio non ce l’hai?

MustelaPandala: No, io z’ho Amichetta, Amichetta è  i’ ppinzipe.

…ah beh.

Perlomeno i consuoceri sono simpatici.

una donna di Qurtura.

13 Mar

Tardo pomeriggio, in casa.

Io oscillo tra il mettere a posto la stanzetta di Mustela Pandala e il salone.

Lei mi segue, un po’ giocando e un po’ aiutandomi.

A un certo punto la sento armeggiare alle mie spalle, mentre riordino il fasciatoio/scrivania

MP: Mamma, posso lezze io? [mamma, potrei per cortesia dedicarmi alla lettura di questo interessante volume?]

Io: (praticamente certa che, in camera sua, ci siano solo libri che può leggere senza rovinare) Ma certo, tesoro

La sento armeggiare un po’, finchè esclama
MP: Pesa!

A quel punto mi giro.

Io: vuoi leggere questo?

MP: tue! [entrambi i volumi, se non ti dispiace, mamma]

Io: (ostentando serenità) E va bene, ti aiuto a portarli di là sul divano.

Lei era felicissima, e si è subito dedicata alla lettura attenta di questi due interessanti romanzi stracolmi di personaggi.

 

Mustela Pandala è una bambina di cultura

un intreccio complicato

la madre del Sergente Foley

11 Mar

…sono un po’ di giorni che Mustela Pandala ha un comportamento che mi fa pensare

a) sarò io?

b) sarà l’asilo?

c) sarà l’overdose di Joe Bastianich, Cracco e Ramsay?

due giorni fa ha notato su un muro alcuni graffi, mentre uscivamo col passeggino per andare a scuola

MP: oooh, cos’è quetto, mamma?

Io: Li hanno fatti Megliogatto e MeToo

MP: Pecchè-ee?

Io: Perchè quando scendono dal davanzale della finestra, a volte scivolano e s’aggrappano qui

sembrava soddisfatta della spiegazione, e siamo andate a scuola.

Al ritorno, siamo andate come di consueto a giocare sul lettone mentre mi mettevo comoda per casa (…sì: ho la tuta di ciniglia. Vi ho ancora con me? Vi ho perso? Siete andati a chiamare quelli di real time per farmi urlare dietro “ma come ti veeeestiiiii”?)

sul lettone c’erano Megliogatto e Metoo, che si godevano il meritato riposo dopo una pesante giornata passata a dormire.

Mustela li guarda, poi apre la porta (che dà sull’ingresso), va vicino la finestra, indica il muro e inizia a gridare “E ALLOLA?! SI FA ETTO ZOCO?! EEEEH?! ALLOLA?!” [e allora?! Vi pare il caso di portare avanti siffatta attività ludica?!]

poi torna verso di noi, intrecciando le manine dietro la schiena, e procedendo impettita. Si ferma davanti a Megliogatto, che sembra anche impressionato (MeToo al primo “e allola” s’è fiondato sotto le coperte). “Allola, Tutù*?! Si fa etto zoco?! Eeeh?! ‘Nsifa! Attibo!” [rispondimi dunque, Megliogatto. Sei convinto della bontà delle tue azioni?! Io ti dico che, invece, sono deplorevoli! Sei un felino riprovevole]
Megliogatto mi ha guardato cercando soccorso, ed io ho provato a spiegare che no, non lo fanno apposta, è che scivolano. Ha continuato a guardarli torva, mani dietro la schiena, non convinta.

E ogni tanto colpisce con la “sindrome Foley” anche le povere bambole e i peluche, di solito impegnati in lunghe sessioni di “fa’ la pappa co’ balalino” [adesso vi nutro, ma voi mettete tutti l’apposito bavaglino, su, da bravi” “ha fatto cacca, palalino” [orsù, oh mia mammassistente, accorri a cambiare il pannolino a questa schiera di giocattoli, hanno tutti un’evidente dissenteria] “fa la nanna, ninnanannamamma, oh oh oh” [adesso vi addormento cantandomi la mia lullaby hit preferita e consolando i più piccoli con pacche sul sedere] “beja, pimpi” [sveglia, su, c’è mica tempo da perdere] “fa’ la pappa co’ balalino” [e via così, in loop].

Si ferma, fa lo sguardo torvo, incrocia le mani dietro la schiena, impettita, e li passa in rassegna, cazziando quelli che non hanno la divisa in ordine al grido di “e allola, pimpo?” [ebbene, fantolino? Cos’hai da dire a tua discolpa?]

Chissà se, il giorno del giuramento, anche le bambole andranno a ringraziare Mustela, come Mayo con Foley.

Mayo and Foley

E allola, Pimpo?

*al momento i nostri gatti si chiamano Tutù entrambi, a significare rapporto “one to one”, da persona a persona. Quando li tratta come felini e basta, sono “gatto” o “miao”.

glicemia alle stelle

6 Mar

6.30, tempo di colazione.

Come al solito, lei si mette a sedere sul piano della cucina, sopra la lavastoviglie.

Pur essendosi svegliata da sola, è ancora un po’ assonnata, e si appoggia a me mentre beve il latte.

Io nel frattempo vuoto la lavastoviglie e chiacchiero con lei.

Poi mi guarda e dice

MP: Mamma, io ‘ire una cosa… [mamma, avrei piacere di conferire con te un momento…]

Io: Dimmi, amore.

Mi fa il gesto di abbassarmi, me la deve dire all’orecchio

Mi abbasso

MP: io bojo bene bene bene [ti voglio davvero molto bene]

 

Ora, a parte che lì per lì m’è schizzata la glicemia a 1000.

Ma adesso voi potrete pensare che io stamattina sia uscita per delle interviste ed ora sia qui, in ufficio, a lavorare.

 

Non è vero. Io sono ancora lì, in cucina, davanti alla lavastoviglie.