alta cucina, astenersi perditempo

16 Mag

Non mi dite niente.

Facciamo finta di niente e proviamo a ricominciare.

E lo facciamo alla grande, con una ricetta adesca che… insomma, eh, preparatevi, perché ci vuole un certo impegno, non è mica da tutti.

Zuppa di carne in conserva

[sì, insomma, la carne in scatola. Quella che fa rima con emmental, o quella che fa rima con Rin Tin Tin. Problemi? Glielo contestate voi, l’ingrediente cardine, ad Aduccia? Prego]

 

Tra i molti modi di cui [di cui.] ci si può servire della carne conservata in scatoline (manzo uso militare) noi vi consigliamo il seguente che è davvero appetitosissimo [appetitosissimo, v’ho detto. Fidatevi, miscredenti, ché v’ho pure svoltato la cena, voi, che non sapete manco scaldare la pizza]

Le nostre lettrici [mie e tue, Ada? Che cara, ad includermi] provino e rimarranno contente [e se no chiamino il take away cinese, fattacci loro]. 

Per quattro persone mettete in una casseruola un litro scarso di acqua.

Aprite la scatola di carne conservata [Attenzione, questa è tosta; io, fossi in voi, cercherei un tutorial su youtube. Non vi conoscessi, inettone, che se non vi avessi detto di aprirla, la cuocevate con tutta la scatola, sta carne] e versate il contenuto nell’acqua, compreso anche quel po’ di brodo che avvolge la carne [sì, l’orrida gelatina. Pure quella] 

Aggiungete quattro o cinque panini o uno sfilatino piuttosto grossetto [riflettiamo: una scatola di carne quanto potrà contenerne? 150 grammi al massimo, inclusa la gelatina? Bene, mettiamo 150 gr di carne in un litro d’acqua con cinque panini o un filone; non facevamo prima a chiamarla “zuppa di pane”, Ada?] avvertendo [chi?] di rompere il pane in piccoli pezzi [ma no, mangiamo il filone intero ammollato] 

Fate levare il bollore [spostati, bollore!] e con un cucchiaio di legno mescolate di quando in quando in modo da disfare bene la carne e il pane.

Lasciate bollire per circa  un quarto d’ora finché la zuppa sia ben ristretta e ben saporita [mmmm, saporita! una scatoletta di carne in gelatina sepolta nel pane ammollato! mmmm!] 

Verificate allora se c’è bisogno di mettere un po’ di sale, in quanto che [in quanto che!!] la carne in scatola è già di per sé sufficientemente salata [sì tesoro, ma sta sempre in 1 kg di pane mollo] 

Aggiungete un bel pezzetto di burro [oooh, gaudio e tripudio, finalmente] e mescolate ancora affinché il burro si amalgami bene al pane [notate che la pora carne non la nomina manco più lei] 

Tirate indietro la casseruola [se no va nel burrone] e condite la zuppa con due o tre cucchiaiate di parmigiano grattato e, se credete [ci vuole Fede] completatela con un uovo intiero sbattuto leggermente, aggiunta che è utilissima [perché la zuppa di pane e vago aroma di carne in gelatina da sola se no fa schifissimo, lo so] ma non strettamente necessaria [tanto non lo sapete fare, l’uovo sbattuto da mettere nella zuppa, fatemi dare sto contentino…] 

Mescolate di nuovo affinché tutti gli elementi si fondano in un’unica nota profumata […] e promettente […ma non mantenente] e scodellate la zuppa.

Io ve lo dico.

Provateci, ma secondo me questa è un livello troppo alto di cucina, per voi.

 

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fuori dall’ospedale

8 Mar

Dalla finestra dell’ospedale Mustela vedeva tutti i giorni un chiosco in cui si vendevano palloncini di varie forme.
Li guardava e sognava di averne uno, anzi, qualche volta piangeva perché lì non poteva tenerli.
Prima s’era invaghita di quello a forma di winnie the pooh, poi aveva scorto quello a forma di Puffetta.
Lo cercava, controllava che ci fosse, si è spaventata quando le sembrava che un signore lo stesse comprando, si è rassicurata quando ha visto il venditore portarne due di scorta.
Oggi siamo usciti dell’ospedale, si è vestita, ha attraversato la strada, è arrivata al chiosco e, senza nemmeno dire “Buongiorno” ha detto, felice: “voglio Puffetta”.
Si è emozionata quando lui gliel’ha legata al braccio, ha avuto paura di perderla in macchina.
Ora Puffetta è con noi nella casa dai soffitti azzurri, e noi ci sentiamo come lei:
Tocchiamo il cielo con un dito.puffetta

Liberiamo una ricetta: vedrai che ti piace!!

31 Gen

‘spetta che mi pettino.

Partecipo a un evento bloggarolo, ayeah, pare che so’ una vera.

No, niente, non ci crede nessuno.

Comunque. Oggi noi blogger cuciniamo insieme, virtualmente s’intende, e inviteremo a pranzo qualcun altro, una persona che è dovuta scappare dal suo Paese per fuggire alla guerra e alla persecuzione e che qui in Italia deve ricominciare da zero.

Infatti chi partecipa, ma anche chi legge eh, non s’offende nessuno, può contribuire al Centro Astalli .  Tutti i dettagli qui.

Ma bando alle ciance, chè qua è quasi ora di pranzo e ancora non ho messo su niente, e se Ada mi becca mi uccide.

Questa non è una ricetta di Aduccia (lo avreste capito notando l’assenza di sugna, ma ve lo anticipo), è roba mia, ma roba di cuore.

E’  una ricetta di quando vivevo in 25 mq, in una zona bellissima, con il vicino di sotto che riteneva che mi divertissi a buttarmi giù dal letto saltando, e il vicino di fronte, un maestro di lirica col fisico del Mago Pancione che amava girare nudo per casa, e i vicini del cortile, che cantavano ‘mbriachi Cielito Lindo

E poi c’era la mia Pucci, la migliore amica convivente.

La quale ha alcune granitiche certezze, tra le quali figura(va) questa:

NON MI PIACCIONO I POMODORI SECCHI

“Ma come li faccio io sì, vedrai” dicevo io, materna come non mai “No, ti dico di no, non mi piacciono e basta” rispondeva lei, caparbia come sempre. “Facciamo così, io ce li metto, poi se non ti piacciono li scansi” concludevo io, risolutiva come una volta in eoni.

Il risultato  fu che Pucci mangiò il mio piatto, comprensivo di pomodori secchi, e lo apprezzò, molto, al punto di chiedermi di rifarlo spesso.

Ergo, il nome di questo piatto è “vedrai che ti piace”

pasta ricotta olive pomodori secchi

dai, su, assaggia, t’ho fatto pure la foto da fudblogga…

si comincia dagli ingredienti

se il buon giorno si vede dal mattino…

8 Gen

Il 31 dicembre, mentre preparavo la mia parte per il cenone con gli amici (nidi di patate duchessa, lenticchie e cotechino – fresco – croccante), mi sono sentita malissimo.

La famiglia è stata di supporto, eh, fischia, se è stata di supporto.

Mentre io abbracciavo il “dio di porcellana”, maritemu se ne stava col broncio a dirmi “tanto lo so che domani stai meglio, andiamo lo stesso, ci divertiremo”

e Mustela, dal canto suo, ha messo su un muso lungo sei metri e ha detto “dai, mamma, svegliati, io voglio andare alla festa!”

Poi alla fine avevano ragione loro, pur stando male mi sono goduta la compagnia degli amici, però…

Insomma, le premesse per il 2013 non erano granchè, e purtroppo l’inizio anno è stato davvero pessimo.

E allora cerco conforto in Ada. Apro il libro a caso, e chiedo: Ada, dimmelo, come sarà il 2013?

il vaticinio

2012 in sugna, sudore e risate

31 Dic

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

4,329 films were submitted to the 2012 Cannes Film Festival. This blog had 15.000 views in 2012. If each view were a film, this blog would power 3 Film Festivals

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

[Benedettava] la raffinatezza degli uccellini

28 Dic

Oggi vi presento una ricetta del 1961, tratta dall’agenda per la casa della Cigno.

Una ricetta in cui Aduccia mostra tutta la sua raffinatezza.

Gli uccellini, cucina Ada, altro che. Eh. Raffinatezza. Boccuccia di Rosa. Guanti Bianchi.

Eh.

Oh.

(quasi quasi la presento a mia suocera: ha adottato incautamente una coppia di pappagallini ed ora se ne ritrova ventisei. Gente prolifica, i pappagallini)

Raffinato Intingolo

[Benedettava] un Natale Debosciato

24 Dic

Cari tutti

siamo tutti un po’ provati, in questo periodo; in particolare, io provengo da una nottata passata a dormire sul bracciolo di un divano letto da una piazza e mezza al fianco di una malaticcia (in effetti era un po’ che stava bene; che, ti vuoi fare un Natale tranquillo?!) che alterna colpi di tosse sibilante a una crisi d’astinenza degna della migliore Christiane F, in cui si invoca il ciuccio con fare disperato.

Diciamo che, in questo stato, l’idea di preparare un pranzo di Natale mi pare una difficoltà insormontabile; mica sono eroica come certune, io.

In soccorso di noi debosciate scriteriate chi arriva?!
Ma Ada, ovvio.
Aduccia Boni, nelle sue ricette per gente che ha fretta, sull’agenda per la casa della Cigno, anno 1948.

Gente che ha fretta, ma che mica sarà poi così debosciata da non saper presentare un cappone come si deve, no?

Consentitemi una nota seriosa.
Questa  è una ricetta del 1948,  l’Italia non se la passava certo alla grande.

Eppure guardate con che ottimistico piglio Aduccia ha farcito con qualsiasi cosa le capitasse a tiro il povero ignaro cappone.
Ecco, per questo Natale ci auguro di essere così.
Come Ada, non come il cappone.

Cappone Natalizio

lei non conosce la Sacher Torte?! Va be’, continuiamo così…

19 Dic

Non posto da oltre un mese, anzi diciamo che mi avvicino ai due mesi.

Non ci vuole proprio un superintuito per capire che c’è qualcosa che non va (anche se qualcuno è riuscito anche a non capirlo 🙂 ) – comunque, niente di salute, e famiglia ancora unita, quindi va tutto bene, ecco.

Ma il periodo non è eccelso per altri motivi, su cui non vi tedio. Questo è, invece, il post con cui voglio ringraziare alcune persone che in questo periodo sono tra quelle che mi fanno sorridere e mi so(u)pportano…

assicurando loro che, dentro, ho ancora un pulsante cuore di sugna.

E cosa meglio, per tirarlo fuori e tirarsi su che del sano

CIOCCOLATO?

Anzi, no, non del mero cioccolato. Il non plus ultra, l’apoteosi del cioccolato

Torta di cioccolato alla viennese

Una ricetta… da paura

3 Nov

Halloween è passato da poco… e comunque il clima novembrino ben si presta alle ricette dell’orrore…

e io me la immagino, Aduccia, col sorriso glaciale da Nonnina Omicidi, il grembiulino da cucina candido, col bordino in sangallo inamidato, e in mano un grosso coltellaccio trasudante

sangue e cacca di pollo.

Yum Yum.

Budelline di pollo alla romana

I pollivendoli romani hanno spesso in mostra monticelli di budelline di pollame e generalmente queste budelline sono già aperte e nettate  [che disdetta essere nata nell’epoca sbagliata. Mannaggia. Mi perdo sta visione]

Se così non fosse converrà aprirle e nettarle accuratamente [dici, Ada? Ma no… quel saporuccio rustico… quel curioso ripieno biancastro… mmm]

Giova tenere presente che siccome queste budelline si riducono assai cuocendo, bisogna prenderne in abbondanza [tirchione che lesinate sugli intestini avicoli] calcolandone trecento o quattrocento grammi a persona.

Dopo aver ben nettato le budelline [se continuo a chiamarle col diminutivo forse vi faranno meno schifo] lavatele in più acque [frizzante, liscia, effervescente naturale…] stropicciandole bene tra le mani [e piantatela di far le schifiltose, pusillanimi femminucce!] in modo che risultino bianchissime [e siccome anche il contenuto è bianco, è facile confondersi]

Lasciatele sgocciolare e poi mettetele in una casseruola ricoprendole di acqua. L’acqua deve sopravanzare di circa un centimetro [però la casseruola ha un buco che perde un decilitro d’acqua ogni venti minuti. Dica il candidato… ah no, quello era un altro libro]

Condite con sale, un pochino di cipolla, un pezzettino di sedano e di carota gialla e un po’ di prezzemolo.

Coprite la casseruola [così che chi avesse a passare in cucina non vomiti istantaneamente] e lasciate bollire pian piano fino a che l’acqua sia quasi del tutto evaporata.

Mettete adesso in un’altra casseruola un pezzo di burro [ooh, finalmente, si ragiona] con delle fettine di prosciutto grasso e magro [quello magro lo mettiamo per zittire le solite blogger salutiste] tagliate in listelline e un pochino di cipolla tagliata finissima.

Fate rosolare la cipolla a color d’oro e poi, dopo aver tolto le erbe alle budelline lessate [eh sì, già vi sento… “ma come, tolgo le erbe?! Io volevo mangiare solo quelle…”] travasatele nella nuova casseruola mettendo anche quel po’ di brodo che sarà rimasto dalla cottura [il brodo è imprescindibile, per Ada. Si sa]

Fate insaporire, aggiungete qualche cucchiaiata di salsa di pomodoro o meglio di sugo d’umido [la solita muffa] e lasciate finir di cuocere fino a completa cottura [tautologia unica via] aggiungendo, se fosse necessario, qualche altra cucchiaiata d’acqua.

Ultimatee con un pizzico di pepe e mandatele in tavola [da sole. Voi scappate] facendo servire insieme del parmigiano grattato.

Chè almeno i commensali mangeranno il parmigiano.

ps: si potrà opinare che, in fondo, questa altro  non è che una “pajata” di pollo. Ma, a parte che a me non piace nemmeno la pajata di vitello, c’è da dire che, in quella, ci si possa illudere di star mangiando strani anelli gommosi eppur croccanti farciti di una gradevolissima crema al latte.
Qua, la crema non credo sia altrettanto piacevole.

merenda. Punto. Ada

7 Ott

Oggi mi sono impunemente imbucata  sono stata invitata ad un interessante incontro organizzato da The Talking Village   per Merendineitaliane.it dal titolo

Merenda 2.0

C’erano degli esperti con cui confrontarsi e discutere i risultati di un sondaggio online sul tema (peraltro, arrivo e ripiombo nel 1999, quando ancora facevo l’assistente / studente all’università e ero in stanza con la Prof.  Anna Maria Ajello)

C’erano un sacco di blogger serie, di mamme attente, e di foodblogger coi contro fiocchi.

E poi c’ero io. Così. Quasi per caso. Coi biglietti fatti a manella.

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che per una volta mi sono beata nel ruolo della rispondente invece che in quello della ricercatrice, anche se poi nei brainstorming, a parte il tweet selvaggio, la seria pissssicologa del marketing che si cela bene dentro di me fa capolino.

Io, che ho dato al mondo perle come “le merendine hanno un po’ tutte lo stesso sapore” “i flauti hanno copiato la kinder brioss” (questa in polemica con maritemu, che se li compra sempre) “mettete dei video sulla filiera sul sito” e altre amenità (stavo per aggiungere anche qualcosa sulle mezze stagioni, ma è finito il tempo)

Io, che ho visto e rivisto amichette reali e virtuali…

Che ho detto al cameriere “per favore, mi dia tante verdure, come se non ci fosse un domani” e mi ha preso sul serio.

C’era pure Mustela, che dopo giorni di training tipo “tu vai a giocare al museo, io vado a fare una cosa noiosa (…mentirosa!)” sì e no che mi ha salutato e poi, quando l’ho incrociata a pranzo, mi ha detto

“Mamma, io devo mangiare il secondo, poi dopo (con dito a mulinello) vado al camion dei pom’ieri” [ciao, eh, tante care cose]

E poi dopo s’è spetasciata a terra senza proferire verbo e produrre lacrima, ben felice del zerotto sul braccio abraso

Nel corso dell’interessante dibattito, è saltata la proposta di una merenda che sia sì sana, sì golosa, ma un po’ salata.

E chi ve lo risolve il problema?

Ma Ada, ça va sans dire

Merenda Adesca