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[Benedettava] la raffinatezza degli uccellini

28 Dic

Oggi vi presento una ricetta del 1961, tratta dall’agenda per la casa della Cigno.

Una ricetta in cui Aduccia mostra tutta la sua raffinatezza.

Gli uccellini, cucina Ada, altro che. Eh. Raffinatezza. Boccuccia di Rosa. Guanti Bianchi.

Eh.

Oh.

(quasi quasi la presento a mia suocera: ha adottato incautamente una coppia di pappagallini ed ora se ne ritrova ventisei. Gente prolifica, i pappagallini)

Raffinato Intingolo

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[Benedettava] un Natale Debosciato

24 Dic

Cari tutti

siamo tutti un po’ provati, in questo periodo; in particolare, io provengo da una nottata passata a dormire sul bracciolo di un divano letto da una piazza e mezza al fianco di una malaticcia (in effetti era un po’ che stava bene; che, ti vuoi fare un Natale tranquillo?!) che alterna colpi di tosse sibilante a una crisi d’astinenza degna della migliore Christiane F, in cui si invoca il ciuccio con fare disperato.

Diciamo che, in questo stato, l’idea di preparare un pranzo di Natale mi pare una difficoltà insormontabile; mica sono eroica come certune, io.

In soccorso di noi debosciate scriteriate chi arriva?!
Ma Ada, ovvio.
Aduccia Boni, nelle sue ricette per gente che ha fretta, sull’agenda per la casa della Cigno, anno 1948.

Gente che ha fretta, ma che mica sarà poi così debosciata da non saper presentare un cappone come si deve, no?

Consentitemi una nota seriosa.
Questa  è una ricetta del 1948,  l’Italia non se la passava certo alla grande.

Eppure guardate con che ottimistico piglio Aduccia ha farcito con qualsiasi cosa le capitasse a tiro il povero ignaro cappone.
Ecco, per questo Natale ci auguro di essere così.
Come Ada, non come il cappone.

Cappone Natalizio

Gocce di memoria: chi ben comincia…

23 Apr

Ricevo e pubblico dall’anonimo adista del 1948

 

Il ministro del lavoro Fanfani dichiara il 23/6/1948 in Consiglio dei Ministri che i disoccupati in Italia sarebbero 2.421.973 (Italia Sett. 1.299.178, Italia Centr. 389.321, Italia Merid. 557.782, Italia Insul. 175.802; Lombardia 250.000, Sicilia 145.000, Veneto 235.000, Toscana 90.000, Lazio 75.000) di cui 50% industria (Italia  Centr. oltre 60%) 18% agricoltura, 4% commercio, 22% diversi (non qualificati e participati? artigiani)
R.L. 24/6/48

 

…Poi facciamoci due domande…

 

 

Benedettava: Più sugna, per Toutatis!

13 Apr

come vi dicevo, il fatto che Ada scrivesse per l’agenda Cigno, con ovvi limiti di spazio, non significa che avesse rinunciato alle basi della sua cucina. Eh che, davero davero.

No, semplicemente rendeva la vera cucina alla portata delle donne impegnate, schiacciate dai tempi, e che non per questo avevano perso il diritto alla Sacra Sugna.

Insomma, Ada era una benefattrice dell’umanità. Con ricettine semplici, sfiziose e leggere.

Manzo Braciato

(imbavagliate il bardo e partano i festeggiamenti!)

Foderate il fondo di una casserola [le U sono per i deboli, ve l’ho già detto] con fettine di lardo o [per una variante light, ché s’avvicina l’estate] pancetta;

versatevi un po’ d’olio [eh beh, ci sta. Se no è secco] o una cucchiaiata di strutto [ssssììì, strutto, dimmelo ancora, strutto!] e adagiatevi sopra un bel pezzo di manzo. [no, non va bene Orlando Bloom. E manco Viggo Mortensen. Manzo vero, spiritoselle]

[su Karl Urban ci faccio un pensiero. Secondo me la sugna gli piace. Ma non divaghiamo]

Chiudete ermeticamente [perchè il manzo, tra fette di lardo, olio, strutto, rischia di scivolare fuori] e fate cuocere per due e mezzo – tre ore [ah dite che dovevo dirvelo prima, che non era una cosa mordi e fuggi? Ah dite che avete già gli ospiti di là con il crodino e l’oliva? Eh, problemi vostri. Che aspettino]
a fuoco assai moderato, voltandolo di tanto in tanto, perché non si attacchi.  [Aduccia, c’è talmente tanto grasso, che il manzo galleggia]

A tre quarti della cottura versatevi un mestolo di brodo […ho capito, che siete donne moderne, donne magiche donne che si allenano: ma il brodo random ce l’avete, a casa, sì?! Ma come no! Impreparate!] o acqua calda [che, non vi conosco, a voi?] in cui avrete diluito due cucchiai di Vero Frutto di Pomidoro Cigno [e l’unico vero frutto dell’amor… è il pomidooooro, il pomidoooooro…] aggiungete qualche chiodo di garofano, dosate di sale e pepe e fate addensare la salsa.

E qui, chiaramente, è finito lo spazio. Perché secondo me, Ada, un filo d’olio a crudo ci stava tutto.

Sapevatelo: per inette smacchiatrici/2

3 Apr

bene, prosegue la disamina di Ada sulle macchie e la loro eliminazione (e lo so che ne avete bisogno, visto che l’altra volta vi ha fatto macchiare di uovo i vestiti…)

Altri detersivi sono l’ammoniaca, l’essenza di trementina, l’etere, l’acqua ossigenata, l’alcole  [sì, lo, poracce, voi solo l’alcol c’avete…] l’acido cloridrico molto diluito [se non vi piacciono i buchi enormi sul centro delle camicie, ovvio] il borace sciolto nell’acqua, il succo di limone, la trementina [prendi fiato, Ada, che sembri un bambino delle elementari quando enuncia i fiumi italiani]

la radice di saponaria [come sarebbe, che non ce l’avete?!] o il legno di Panama [quello di Suez no. Ahahah. Ah. Che ridere] per le lanerie [che sarebbe a dire la roba di lana, non un negozio] e le stoffe di colore […com’era politically correct] in genere di cui conservano mirabilmente le tinte, nella proporzione di 100 gr. [di che? di tinte?! Di Lana?!] per ogni litro d’acqua.

Ancora: una saponata nella quale siano stati prima ben diluiti 2-3 cucchiai di farina, poi portata ad ebollizione e quindi lasciata intiepidire [Pronto, Mariuccia? No, senti questa… gli ho detto di lavare le cose con la colla di farina… e loro… buuuuahahah… credono pure a quello!] serve ottimamente per la lavatura [o lavazione] di flanelle bianche e tessuti delicati di lana in genere.

A questo scopo si può adoperare con fiducia [fidatevi di Aduccia… mica vi fa lavare le cose con l’uovo…] anche l’acqua di crusca [che è tipo l’acqua di rose, ma più rustica]come pure quella dove si sono cotte le patate o la pasta.

Molti di questi prodotti sono nocivi e pericolosi, e pertanto vanno conservati in bottigliette etichettate e tenute lontane dalle mani dei bambini [eccole là, le mie cretinette, che corrono a etichettare e mettere in alto l’acqua della pasta]

 

Le macchie di unto [e se cucini come Ada, ne hai, oh, se ne hai…] fresche scompariranno facilmente cospargendole con un pizzico di borotalco. Se le macchie son di data non recente [zozzone che accumulate panni sporchi] il borotalco va cosparso dopo averle appena inumidite con acqua, o una goccia di benzina [con quel che costa la benzina, compro il capo nuovo!]

Nei cappelli di feltro [che avrete a bizzeffe] si levano sfregandole con una pezzuola imbevuta di alcole e ammoniaca in parti uguali.

Per la seta [hip hip urrà] metà trementina e metà succo di limone

Per i tessuti lavabili, acqua e sapone [e di nuovo vi stupisco con notizie impensate!]

Le macchie di vino e di frutta dalle tovaglie si possono togliere soffregando da tutti e due i lati il tessuto con glicerina e stirando poi al rovescio [viva la mappazza cotta!]; oppure trattandole con dell’acido muriatico allungato nell’acqua [che sarebbe a dire: se la tovaglia non si smacchia, scioglietela nell’acido!] o anche con vapori di zolfo o acqua di cloro [che è sempre come l’acqua di rose, ma sa di varechina].

Se la macchia è fresca, si bagni il tessuto e lo si cosparga di sale fino [gettandone un po’ dietro la spalla sinistra, come buon augurio] o con acqua ossigenata [come sarebbe, che non tenete l’acqua ossigenata a tavola] e risciacquando.

Su tessuti di lana, la macchia va trattata con acqua e ammoniaca o con vapori di zolfo

Ricordatevi sempre i pasticcini per quelli del 118.

 

 

Aforismi adeschi: flylady ante litteram

30 Mar

Ci sono molte cose che volentieri getteremmo via,

se non temessimo che qualcun altro possa raccoglierle.

 


Oscar Wilde in “The epigrams of Oscar Wilde” (curato ed edito da Alvin Redman, 1954)

 

Citato dall’Anonimo Adista nell’agenda del 1948.
E’ vero, però.

Tra le cose che non si buttano via, e stan lì a rubare spazio, ci sono quelle cariche di ricordi (e spesso negativi… o che inducono sensi di colpa…)… ma altre volte, capita di non dar via delle cose perchè “non mi va che lo usino quelli per strada, magari un giorno serve a me”…

Addirittura un giorno (ero in taxi) alla radio un “signore” diceva di non buttare le cose nei secchioni della spazzatura prima di averle rese inservibili perchè, altrimenti, la gentaglia avrebbe infestato il quartiere in cerca di occasioni da cassonetto.

Grazie, Anonimo Adista, m’hai ricordato che cose che a casa mia prendono solo spazio, magari a qualcuno servono.

(ebaaaayyyy?)

 

 

 

 

 

 

Debosciate estreme: sempre più difficile

30 Mar

Ce l’avete fatta a fare la pasta alla rustica?

Eh?

Visto, che c’è speranza per tutte?

Aduccia prosegue nella sua opera di recupero debosciate…

ecco una perla del 1948, organizzatevi per bene perché non è cosa da prendere sotto gamba.

 

Pasta al burro

[no, Ada, ma che, davero davero?]

Di qualsiasi forma sia la pasta che adopererete, [e non seccatemi con queste inezie!] tenete presente che va cotta in abbondante acqua salata, a bollore [davvero, Ada? Ah non si frigge?! Ah.]

Nella zuppiera calda [tipo le tazzine del bar, che stan sulla macchina a scaldarsi] mettete del buon burro fresco [e non la margarina rancida che ci avreste messo voi], sul quale verserete prima un mestolino dell’acqua di cozione [cottura lo dicono tutti…] della pasta.

Dopo una prima rimestatura, potete aggiungere qualche altro condimento [ma sì… tanto…]: del succo di carne [e perché non una spremuta di pollo, Ada?] preparato ad intingolo, e una abbondante spolverata di formaggio;

oppure [ricordandomi improvvisamente chi mi ha commissionato codesta ricetta] il condimento tipo per qualsiasi stagione e sempre apprezzato: dell’ottimo Super Cigno condensato, salsa preparata con pomidoro sceltissimi.

Io non so voi, ma temo che la prossima ricetta di questa rubrica contenga solo il numero di telefono di un ristorante cinese con consegna a domicilio.

Accorrete numerosi: chucky ubriaco

29 Mar
la bambola che trinca

Mamma - hic - Mamma

Bebè in Sunvinil morbido, occhi mobili, altezza cm. 33, beve e bagna

Occhi mobili.

Incedere Incerto.

Bottiglia in mano.

Incontinenza.

Taccagnone, con sole 160 etichette avete la possibilità di generare incubi ai vostri virgulti per mesi!!

Approfittate!!

Sapevatelo: per inette smacchiatrici/1

29 Mar

Pensavate che Aduccia sapesse solo di cucina?!

Macchè.

Una così, minimo minimo aveva quattro lauree in tuttologia, come Pico de’ Paperis.

E sapendo quanto inette e maldestre potessero essere le sue lettrici, tac, ecco qui (direttamente dall’agenda del 1948) alcuni suggerimenti, facili e veloci, per smacchiare tutto quanto le lettrice avrebbero sporcato con le loro manone di ricotta.

Consigli Utili

La benzina raffinata [non quella cafona che comprate voi] serve per le macchie d’unto e di grasso [e considerando la quantità di sugna che usiamo…]

Fregare ripetutamente [cleptomani che non siete altro] per il lungo [di che?! ] con un batuffoletto di cotone imbevuto del liquido e spostandone la superficie [di che?!] man mano che ne assorbe la macchia. [ma sì… dislochiamo randomicamente i complementi…]
Cospargere poi di talco la parte inumidita per far sparire l’alone di grasso [certo, poi se soffi, il talco si sposta e l’alone si vede, però anche voi applicatevi…]

Il sapone [lo so, lo so, non ve lo sareste mai aspettato, che il sapone pulisse, eh] Sfregare col sapone bagnato la stoffa asciutta, quindi fregarla [attente all’antitaccheggio] leggermente nelle mani o con uno spazzolino morbido e un po’ d’acqua tiepida, risciacquare prima con acqua tiepida poi fredda, togliendo man mano la schiuma con un batuffolo di cotone, asciugare fra due panni e stirare umido [nella prossima lezione, Ada ci insegnerà anche altri meravigliosi usi del sapone, come ad esempio lavarsi le mani]

Lo zolfo: [sataniste!] far bruciare un po’ di zolfo in un piattino [ricordatevi di preparare due pasticcini per quelli del 118,  quando dovrete chiamarli perché vi siete intossicate] o accendere alcuni zolfanelli [via, come la piccola fiammiferaia…]

Si copre con l’imboccatura di un imbuto di cartone [come sarebbe a dire, che non avete un imbuto di cartone… fatelo, cretinette!] e si espone al vapore che ne esce dall’orifizio [la grammatica è per i deboli!]la macchia inumidita; quindi risciacquare.

Il rosso d’uovo diluito in acqua tiepida serve per stoffe delicate di lana.

Si frega la macchia [v’attaccate a tutto…] quindi asciugare. Eventuali residui di grasso vanno tolti con alcole.

Io me la immagino, Ada mia.
Che incontrava le amiche e, davanti a un tè coi pasticcini alla sugna, si piegava in due dalle risate

“E… bbuuuuaahahahahauauaua…. ci pensi… quelle cretine… stanno lì che… no, capisci… buttano l’uovo sulle stoffe delicate di lana… ‘ste dementi… ci credono, capito?! Si bevono tutto… e stanno lì a farsi le fettine con lo zabaione, e poi macchiano i capi con l’uovo… no, ma ci pensi…”

No, ma grazie, Ada…

Benedettava: una ricetta per l’Infanta

27 Mar

Su, su, vi sento lamentarvi “ma quelle belle ricette sugnose di una volta, non le metti più?”

Eh, come no, pronti!

In una versione che Ada aveva pensato per le debosciate frettolose, nella mitica agenda Cigno del ’48.

Questa ricetta l’ho scelta perché mi fa pensare all’Infanta del mio cuor, e alle sue torte fantasiose.

Spaghetti di magro

[il nome è un trionfo della negazione]

In un tegame fate insaporire e condensare in 50 grammi di burro 250 gr di Super Pomidoro Pelati Cigno[è un aereo? E’ un uccello? No, è super pomodoro!]

Facoltativa [tanto, cucinate voi, cosa volete che cambi…] l’aggiunta di uno spicchio d’aglio o d’un mazzetto d’odori, da togliere a cottura avvenuta [no, perché, Ada, io volevo avvoltolare gli spaghetti sul mazzetto con carote e sedano…]

A parte, in un casserolino, ponete due cucchiai d’olio e 5 acciughe ben pulite e sfilettate: in più, volendo [certo che voglio! Infanta! Corri! E’ il nostro momento!] un cucchiaio di panna, che raffina il sapore delle acciughe [e certo, acciughe e panna, una prelibatezza raffinata. Chi non lo sa.]

Mettete il casserolino […il casserolino…] a bagnomaria affinché le acciughe si sciolgano senza friggere.

Tolti dal fuoco pomodori e acciughe, riuniteli [con abbracci e commozione] rimestateli, e condite gli spaghetti, cospargendoli poi generosamente [eh, taccagnone?!] di formaggio.

Dunque vediamo Ada:

burro, panna, formaggio…

magri magri, sì, non c’è che dire.