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[Benedettava] un Natale Debosciato

24 Dic

Cari tutti

siamo tutti un po’ provati, in questo periodo; in particolare, io provengo da una nottata passata a dormire sul bracciolo di un divano letto da una piazza e mezza al fianco di una malaticcia (in effetti era un po’ che stava bene; che, ti vuoi fare un Natale tranquillo?!) che alterna colpi di tosse sibilante a una crisi d’astinenza degna della migliore Christiane F, in cui si invoca il ciuccio con fare disperato.

Diciamo che, in questo stato, l’idea di preparare un pranzo di Natale mi pare una difficoltà insormontabile; mica sono eroica come certune, io.

In soccorso di noi debosciate scriteriate chi arriva?!
Ma Ada, ovvio.
Aduccia Boni, nelle sue ricette per gente che ha fretta, sull’agenda per la casa della Cigno, anno 1948.

Gente che ha fretta, ma che mica sarà poi così debosciata da non saper presentare un cappone come si deve, no?

Consentitemi una nota seriosa.
Questa  è una ricetta del 1948,  l’Italia non se la passava certo alla grande.

Eppure guardate con che ottimistico piglio Aduccia ha farcito con qualsiasi cosa le capitasse a tiro il povero ignaro cappone.
Ecco, per questo Natale ci auguro di essere così.
Come Ada, non come il cappone.

Cappone Natalizio

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Gocce di memoria: chi ben comincia…

23 Apr

Ricevo e pubblico dall’anonimo adista del 1948

 

Il ministro del lavoro Fanfani dichiara il 23/6/1948 in Consiglio dei Ministri che i disoccupati in Italia sarebbero 2.421.973 (Italia Sett. 1.299.178, Italia Centr. 389.321, Italia Merid. 557.782, Italia Insul. 175.802; Lombardia 250.000, Sicilia 145.000, Veneto 235.000, Toscana 90.000, Lazio 75.000) di cui 50% industria (Italia  Centr. oltre 60%) 18% agricoltura, 4% commercio, 22% diversi (non qualificati e participati? artigiani)
R.L. 24/6/48

 

…Poi facciamoci due domande…

 

 

Benedettava: Più sugna, per Toutatis!

13 Apr

come vi dicevo, il fatto che Ada scrivesse per l’agenda Cigno, con ovvi limiti di spazio, non significa che avesse rinunciato alle basi della sua cucina. Eh che, davero davero.

No, semplicemente rendeva la vera cucina alla portata delle donne impegnate, schiacciate dai tempi, e che non per questo avevano perso il diritto alla Sacra Sugna.

Insomma, Ada era una benefattrice dell’umanità. Con ricettine semplici, sfiziose e leggere.

Manzo Braciato

(imbavagliate il bardo e partano i festeggiamenti!)

Foderate il fondo di una casserola [le U sono per i deboli, ve l’ho già detto] con fettine di lardo o [per una variante light, ché s’avvicina l’estate] pancetta;

versatevi un po’ d’olio [eh beh, ci sta. Se no è secco] o una cucchiaiata di strutto [ssssììì, strutto, dimmelo ancora, strutto!] e adagiatevi sopra un bel pezzo di manzo. [no, non va bene Orlando Bloom. E manco Viggo Mortensen. Manzo vero, spiritoselle]

[su Karl Urban ci faccio un pensiero. Secondo me la sugna gli piace. Ma non divaghiamo]

Chiudete ermeticamente [perchè il manzo, tra fette di lardo, olio, strutto, rischia di scivolare fuori] e fate cuocere per due e mezzo – tre ore [ah dite che dovevo dirvelo prima, che non era una cosa mordi e fuggi? Ah dite che avete già gli ospiti di là con il crodino e l’oliva? Eh, problemi vostri. Che aspettino]
a fuoco assai moderato, voltandolo di tanto in tanto, perché non si attacchi.  [Aduccia, c’è talmente tanto grasso, che il manzo galleggia]

A tre quarti della cottura versatevi un mestolo di brodo […ho capito, che siete donne moderne, donne magiche donne che si allenano: ma il brodo random ce l’avete, a casa, sì?! Ma come no! Impreparate!] o acqua calda [che, non vi conosco, a voi?] in cui avrete diluito due cucchiai di Vero Frutto di Pomidoro Cigno [e l’unico vero frutto dell’amor… è il pomidooooro, il pomidoooooro…] aggiungete qualche chiodo di garofano, dosate di sale e pepe e fate addensare la salsa.

E qui, chiaramente, è finito lo spazio. Perché secondo me, Ada, un filo d’olio a crudo ci stava tutto.

Debosciate estreme: sempre più difficile

30 Mar

Ce l’avete fatta a fare la pasta alla rustica?

Eh?

Visto, che c’è speranza per tutte?

Aduccia prosegue nella sua opera di recupero debosciate…

ecco una perla del 1948, organizzatevi per bene perché non è cosa da prendere sotto gamba.

 

Pasta al burro

[no, Ada, ma che, davero davero?]

Di qualsiasi forma sia la pasta che adopererete, [e non seccatemi con queste inezie!] tenete presente che va cotta in abbondante acqua salata, a bollore [davvero, Ada? Ah non si frigge?! Ah.]

Nella zuppiera calda [tipo le tazzine del bar, che stan sulla macchina a scaldarsi] mettete del buon burro fresco [e non la margarina rancida che ci avreste messo voi], sul quale verserete prima un mestolino dell’acqua di cozione [cottura lo dicono tutti…] della pasta.

Dopo una prima rimestatura, potete aggiungere qualche altro condimento [ma sì… tanto…]: del succo di carne [e perché non una spremuta di pollo, Ada?] preparato ad intingolo, e una abbondante spolverata di formaggio;

oppure [ricordandomi improvvisamente chi mi ha commissionato codesta ricetta] il condimento tipo per qualsiasi stagione e sempre apprezzato: dell’ottimo Super Cigno condensato, salsa preparata con pomidoro sceltissimi.

Io non so voi, ma temo che la prossima ricetta di questa rubrica contenga solo il numero di telefono di un ristorante cinese con consegna a domicilio.

Benedettava: una ricetta per l’Infanta

27 Mar

Su, su, vi sento lamentarvi “ma quelle belle ricette sugnose di una volta, non le metti più?”

Eh, come no, pronti!

In una versione che Ada aveva pensato per le debosciate frettolose, nella mitica agenda Cigno del ’48.

Questa ricetta l’ho scelta perché mi fa pensare all’Infanta del mio cuor, e alle sue torte fantasiose.

Spaghetti di magro

[il nome è un trionfo della negazione]

In un tegame fate insaporire e condensare in 50 grammi di burro 250 gr di Super Pomidoro Pelati Cigno[è un aereo? E’ un uccello? No, è super pomodoro!]

Facoltativa [tanto, cucinate voi, cosa volete che cambi…] l’aggiunta di uno spicchio d’aglio o d’un mazzetto d’odori, da togliere a cottura avvenuta [no, perché, Ada, io volevo avvoltolare gli spaghetti sul mazzetto con carote e sedano…]

A parte, in un casserolino, ponete due cucchiai d’olio e 5 acciughe ben pulite e sfilettate: in più, volendo [certo che voglio! Infanta! Corri! E’ il nostro momento!] un cucchiaio di panna, che raffina il sapore delle acciughe [e certo, acciughe e panna, una prelibatezza raffinata. Chi non lo sa.]

Mettete il casserolino […il casserolino…] a bagnomaria affinché le acciughe si sciolgano senza friggere.

Tolti dal fuoco pomodori e acciughe, riuniteli [con abbracci e commozione] rimestateli, e condite gli spaghetti, cospargendoli poi generosamente [eh, taccagnone?!] di formaggio.

Dunque vediamo Ada:

burro, panna, formaggio…

magri magri, sì, non c’è che dire.

Debosciate estreme: spaghetti alla rustica

27 Mar

Non sapete che cosa cucinare questa sera?

Cominciate a sentirvi inadeguate?!

Niente paura.

Aduccia ha una ricetta per voi.

Per voi, sì, le inette non plus ultra. Proprio per voi.

Anche con un nome accattivante, come si confà alle ricette “vere”.

Spaghetti alla Rustica

Per 6 persone [su, invitateli due amici, asociali!]: Spaghetti di pasta […no, non quelli di pongo] Cigno “Vera Napoli” gr. 700; Super Pomidoro Pelati [con doppio maglio perforante], un barattolo da Kg 1 [Cracco non sarebbe affatto d’accordo, Ada]; olio, mezzo bicchiere [e tanta salute!]; aglio, 2 spicchi; sale.

Mettete in una padella l’aglio e l’olio [l’aglio nuoterà allegramente]. Portate sul fuoco, e appena l’aglio sarà imbiondito toglietelo e al suo posto versate i pelati Cigno [forza, maldestrone: centrate con un kg di pomodori pelati lo spazio prima occupato da due spicchi d’aglio. Forza. Ho detto “al suo posto” mica tanto per dire]

Salate e fate cuocere per venti minuti.

In abbondante acqua leggermente salata cuocete gli spaghetti.

Scolateli e conditeli con la salsa preparata.

Ada, amore mio.
Lo so che lo fai per le inette più inette…

però questi che tu chiami “Spaghetti alla Rustica”…

Noi li chiamiamo “Il passo precedente alla pizza a domicilio”!!

Lettera aperta a una debosciata

26 Mar

Ricordate (eh, anche voi, fate uno sforzo) l’Agenda per la Casa di Ada?

Ecco la riprova che fosse tutta una manovra per venire incontro alle inette più inette, insomma del fatto che Aduccia fosse buona ed altruista.

Una lettera aperta che fa da introduzione all’agenda del 1961.

Gentile lettrice,

Tra i piaceri della vita vi è un primo piano quello di una buona tavola.

[perché, pensavate di averne altri?!]


L’offrire tutti i giorni una colazione e un pranzo ben riusciti [per la cena, che ordinino una pizza] è certamente cosa difficile, perché la cucina è un’arte [e voi siete delle inette]

Un’arte vera e propria, basata su misure e proporzioni, sull’equilibrio e la fusione dei diversi ingredienti, sulla scelta e la varietà dei piatti. [v’è presa l’ansia, eh? Vi capisco.]

Per ragioni economiche che la vita moderna impone [e, diciamolo, per la vostra inettitudine], i pasti vanno via via semplificandosi, ma il diminuire in numero delle portate non deve significare diminuire il numero di vitamine e di calorie di cui il nostro organismo abbisogna [via! Razioni K per tutti!]

Perciò la buona massaia che si preoccupa della salute del marito, dello sviluppo dei figli [lei stessa, invece, può pure morire] cura che i pasti da lei preparati siano digeribili, sani, sostanziosi [voi, invece, preparate i mattoni imbuttunati rifritti]

Ma sovente è facile sbagliare.

La buona volontà non basta.

[sì, parlo di voi: non ce la potete fare]

Ed allora non dimentichiamo che tutti gli aspetti della vita umana sono studiati dagli specialisti; [leggasi: magari troviamo un medico che vi curi] progressi scientifici sono al servizio della popolazione, nuovi ritrovati escono giornalmente dai laboratori per aiutare chi non sa  o non può dedicarsi a tali problemi. [leggasi: su, non vergognatevi e riempite il freezer di quattro salti]
La Società Cigno, conosciuta ed apprezzata nel mondo intero [e tanto che, andate a controllare se la conoscono in Cina?] Vi offre questo libro.
Leggetelo.
[Ho detto leggetelo!]
[L’avete letto?! Ripetete!]
[e adesso fatemi un riassunto mettendolo in prosa]
In esso i suoi tecnici vi presentano le ultime novità dell’anno che garantiscono il successo del pasto, l’esatta proporzione degli ingredienti; dunque, la salute. [come dite?! Melodrammatica?! Io?!]
Provate queste ricette, seguite i consigli [sì dai, ce la potete fare… non è vero che siete senza speranza, no, dai, su…]: avrete buon umore in famiglia e farete economia.
Auguri, Signora!
Che il 1961 sia per Voi un anno felice!
E ricordate che Cigno significa Salute!
[caro Signor Cigno, io ci ho provato ma, se lo lasci dire, quelle sono senza speranza: lei deve assolutamente produrre i quattro salti, quelle non ce la possono fa’]

Accorrete numerosi: per la casalinga à la page

23 Mar
guanti, di cui uno felpato

estate e inverno

Per sole 160 etichette [no, non punti, etichette. 160 scatole. Purciare, fate la spesa!]

Due paia di guanti di gomma con punte in rilievo antiscivolanti, dei quali uno felpato.

Precisare le misure [se no decide a casaccio Ada, vedete voi] 6 1/2 – 7 – 7 1/2 – 8 – 8 1/2 [se avete otto e mezzo di mani siete uno yeti]

Perchè, perchè solo uno felpato?

Al di là del fatto che ci ho messo un po’ a capire che si intendeva che era felpato un solo paio – e non un solo guanto -, mi chiedo perchè non felparli entrambi.

Costava troppo?

Ma no, inette malvestite: è che uno è per l’estate, e l’altro per l’inverno. Tutto, vi devo dire.

When Ada met Benedetta

22 Mar

Forse non tutti sanno che [e d’altro canto, non è un’informazione senza la quale non si vive…] Ada, a un certo punto, collaborò con alcune aziende alimentari.

E’ un po’ come le star televisive che, dopo un po’, cominciano a collaborare con vari sponsor.

In particolare, Ada dal 1933, collaborò con una grande (all’epoca, grandissima) azienda italiana di conserve alimentari, che chiameremo “Cigno” per non farvi pensare che io sia prezzolata [cara azienda, se vuoi prezzolarmi, parliamone … 🙂 ]

La Cigno faceva dono alle sue consumatrici di un’agenda (su cui segnare di tutto, anche l’organizzazione del bucato di casa)

corredata, ogni giorno, di una o due ricette adesche, ovviamente a base di prodotti Cigno.

Negli anni, le ricette passano da quel trionfo di spiedi e lardo che ben conosciamo a cose più in linea con l’evolversi dei tempi, passando dalla povertà del dopoguerra (in cui per 6 persone si cucinano 200 gr di carne) alla fretta di chi è troppo preso dal boom per star lì a spignattare (memorabile la ricetta delle fettine alla giardiniera)

Ora, chi non conoscesse ancora bene Aduccia mia, potrebbe pensare che questo sia “vendersi al nemico”; niente di più lontano dal vero.

Ada lo fa per voi.

Lo fa per quelle inette debosciate senza speranza, quelle che non hanno il forno a mattoni, lo spiede, il brodo pronto a litri, e che mangiano rena e gusci di vongole.

Ha messo a punto una serie di ricette adatte anche alle più imbranate, in cui omette financo di bacchettarci sulle dita… poi ci sono anche le sue solite perle, eh, solo ridotte alla portata delle debosciate spiedeprive.

Ada è un’eroina, capite.

Un’eroina buona, che portava la cucina anche alle inette.

Era una Benedetta Parodi ante litteram.

Potevo io lasciarmi sfuggire cotanti tesori?! [coro: noooo]

e infatti, no