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demotivational recipe

4 Gen

Aduccia s’impegnava assai. Ci provava, con tutto il cuore, a insegnare a debosciate sprovvedute, prive del benché minimo forno a mattoni, l’arte della cucina.
Ma poi, ogni tanto, la pazienza scappava pure a lei, e che diamine.
Questa ricetta dimostra chiaramente il suo oscillare tra filantropia e scoraggiamento.

Maionese Economica di Tonno e di Salmone

Volendo preparare una buona maionese [con “maionese” Aduccia intende qualsiasi ricetta accompagnata da maionese.] più economica e più sbrigativa [di una alla pagina precedente, che pure dura 10 righe ed è a base di pollo avanzato. E se non vi sta bene nemmeno questa…] potrete servirvi di due cose: o del tonno sott’olio, o del salmone in scatola. [ce l’hanno pure al discount. Scegliete quello che vi pare, e non mi tediate] Con due ettogrammi o due ettogrammi e mezzo di pancetta di tonno [e non di maiale. Quella è un’altra ricetta]  che, come sapete [seh, come no. Guarda che sguardo vitreo] è la parte più delicata – vi toglierete rapidamente d’impaccio, come pure otterrete un soddisfacente risultato comperando una scatola di salmone in conserva. [tanto ho capito, non c’avete voglia, non avete estro, non vi va di fare niente… almeno la spesa la farete, sì?!] 

Si apre la scatola [pure questo vi devo spiegare, inettone], si rovescia il contenuto in un piatto [no, non potete servirlo in una scatoletta] e si dispone con garbo [ma figurati se sapete farlo] sugli ortaggi della maionese.

Non c’è da fare altro, ché il salmone è già preparato. [pigrone imbranate. Tutto io, devo fare. Odiose inette disattente. Che perdo tempo a fare, con voi]

Povera, povera Ada.

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bibite rinfrescanti di Ada Boni

5 Giu

si avvicina il caldo tropicale. Sì, signoramia, siamo passati da “maaaamma mia che freddo, dormo ancora col piumone” ah “maaaamma mia che caldo, più di così non posso spogliarmi”.

E allora?

Vi pare una novità? Una cosa inaspettata?! Ancora che vi lamentate?

No, no, non fate così, viene in vostro soccorso la magnanima Aduccia con due bevande squisite e rinfrescanti, questa volta tratte da un’edizione recente (1999) di Il Talismano della Felicità, quindi priva di tutti quei deliziosi maltrattamenti ai quali Ada ci aveva abituato.

Ma meritano.
Oooh se meritano. Vah, debosciate, seguite le ricette, compratevi gli stecchini con ombrellino e le cannucce pieghevoli e piazzatevi in balcone con aria vissuta. Mi ringrazierete. O voi, o il vostro gastroenterologo.

FLIPS 

(una cosa che ti cappotta, eh, Ada? Roba forte, eh, Ada?! Eh?)

In origine [canticchiatevi da sole l’Aria sulla Quarta Corda, qua c’è l’excursus culturale] il flip era una bevanda a base di birra bollente [birra bollenteeee?! Eh non lo so, Coca – Cola sgasata non c’era?!] mescolata con rum e uova sbattute [beurk]. Se ne otteneva il vellutato (smoothness) [Aduccia, non vorrei dire, ma smoothness non significa “il vellutato”. No, scusa, Ada, hai ragione. Mi taccio.] e la schiuma travasando la bevanda parecchie volte da un recipiente all’altro e da una certa altezza [via! Tutte in cima al dirupo!] . Presentemente il flip si prepara caldo o freddo secondo i gusti [pusillanimi che non vi volete bere la birra bollente e travasata dal dirupo].

Egg Flip Hot (caldo) – Mettete nello shaker [che di sicuro avrete, no? Per fare i cocktail come le brave mogliettine anni ’50, no?! No?!] un uovo fresco sbattuto, una cucchiaiata di zucchero, una punta di cucchiaino di spezie, mescolate [e fin qui è pressoché uno zabaione, Ada, mi piace] e riempite con birra caldissima [Bifidus, scansati, c’è chi fa di meglio].

Travasate più volte in bicchieri caldi [e certo, che, la vuoi freddare?!] affinché la bevanda schiumi. Aromatizzate con noce moscata e servite in un bicchiere a calice [via, come il prosecchino]

Orange Flip (freddo) – Un po’ di ghiaccio tritato nello shaker, una cucchiaiata di zucchero in polvere [niente barbabietole intere, stavolta] un uovo fresco ben sbattuto [inette, che manco sapete sbattere l’uovo], il succo di mezza arancia, un bicchierino di cognac. [e la birra, Ada?! Come dici?! OK, sto zitta, sto]. Chiudete lo shaker e agitate forte. Travasate nel bicchiere, aromatizzate con noce moscata grattugiata e servite con cannuccia. [e questo è uno zabaione freddo, Ada. Come dici?! OK, sto zitta, sto]

Ok, come va? Siete rinfrescate, refrigerate, rinfrancate? No? Ma come no!

E va bene, Aduccia viene in vostro soccorso, proponendovi golose ed appetitose bevande, e stavolta non avrete nemmeno da recriminare: sono fredde, freddissime… a base di gelato!

 

MELTINGS

 

[aspetta un attimo, Ada. ‘sto nome non promette niente di buono. To melt = squagliare. Come dici?! OK, sto zitta, sto]

Si mette in un bicchiere piuttosto alto una certa quantità [tipo mezzo chilo] di gelato: di limone, di fragola, d’arancia, di crema [e insomma metteteci quello che vi pare, pure gusto Puffo, e non mi seccate con queste inezie] e si riempie il bicchiere con acqua semplice [eeeh?! ADAAAA!]  o, secondo i gusti [visto che siete schifiltose e sciogliere il gelato con l’acqua non fa per voi] con soda, seltz, latte [un frappè! yee!] tè freddo, limonata, champagne [tocco di classe! Gelato squagliato con lo champagne!! Parbleu!]. Si lascia fondere il gelato [passarci la fiamma ossidrica, se non fondesse velocemente] e si beve con una cannuccia [obbligatorio. Bere dal bicchiere è per parvenu]

 

Non vi sentite già tutte fresche?
E ringraziate che non vi ha proposto una cioccolata calda!

 

 

 

 

 

ada in the sky with diamonds

7 Gen

Premessa: se qualcuno ha il coraggio di mettere in pratica questa ricetta mi mandi foto, recensioni, e referto del p.s. con lavanda gastrica, grazie.

Premessa 2: temo di non poter parlare, avendo oggi servito a pranzo le fettine di manzo allo zabaione

Oh bene, oggi vi propongo qualcosa di nuovo, la sezione dolci di Ada Nostra. Basta brodetti e panini alla bistecca.

Pasticcio di Maccheroni

[Ada, su, da brava. Non ricominciamo con gli scherzoni. E vabbè, niente dolci… pasta al forno. Eh?]

Piatto famoso dei buongustai romani e gioia dei conviti carnevaleschi di altri tempi [e ricordiamo che lei scriveva nel 1935. Forse parlava degli antichi romani] il pasticcio di maccheroni conserva anche oggi una dignitosa sovranità e aduna intorno alla sua rotonda mole inzuccherata [come sei aulica, Ada…] uno stuolo devoto di ammiratori ferventi. Ma anche di questo ghiottissimo pasticcio, esclusiva specialità romana, si è perduta quasi del tutto la tradizione [eccheppeccato]. E’ difficilissimo mangiarlo fatto a dovere; e in quanto poi a quei pasticci di maccheroni che si trovano talvolta nelle rosticcerie o nei restaurants [Ada era addentro alle lingue, si sa!], è meglio sorvolare.

Il pasticcio di maccheroni alla romana consta di più elementi [pasticcio est omnis divisus in partes tres]: la parte interna formata dai maccheroni e da un abbondante ripieno, poi uno strato di crema pasticcera [eeh?], che ricopre i maccheroni, e finalmente un involucro di pasta frolla inzuccherata che racchiude ogni cosa [eeeeeeh?].

Coloro che non conoscono questo piatto torceranno forse la bocca nel sentire lo strano connubio di maccheroni e di dolciumi [nooo, perchè…] Ma la stranezza è solo apparente, e il risultato invece così omogeneo, caratteristico, gustoso, da meritare l’approvazione dei palati più raffinati [dopo quanti litri di vino, esattamente?]

La preparazione è piuttosto lunga; ma non offre alcuna difficoltà [a parte che per voi, mentecatte inette]. Fin dal giorno innanzi a quello stabilito per fare il pasticcio preparate un sugo di carne senza pomodoro [bontà sua Ada dà il riferimento alla ricetta, quella del BUE BRACIATO – credo a cura di Obelix]. Dovrete poi preparare il ripieno, il quale si può fare ricco fin che si vuole [eppeccarità crepi l’avarizia].

La ricetta tradizionale esigerebbe: animelle, fegatini, creste [CRESTE?] ovette, funghi freschi o secchi, polpettine di carne, pezzetti di salsiccia, ecc. ecc. [dice proprio così: ecc. ecc. quindi dà il via libera allo svuotamento del frigo e, già che ci siete, allo svuotamento del bidone dell’umido]
Ma si può fare anche modesto [purciare] accontentandosi di funghi secchi, polpettine assai piccole fatte con una parte della stessa carne che servì per fare il sugo, e qualche salsiccia in fettine. Certo più vario sarà il ripieno e migliore sarà il risultato.

Questa roba [eh però, Ada. Se la chiami "questa roba" persino te…] va scottata con un po’ di burro, e finita con qualche cucchiaiata del sugo preparato. Dopo questo, la crema pasticcera, che si farà con tre cucchiaiate colme di zucchero, tre rossi d’uovo, due cucchiaiate di farina, un pizzico di sale, un forte pizzico [ahia] di cannella in polvere e mezzo litro di latte.

E finalmente [alèèèèè] bisogna preparare la pasta frolla che dovrà contenere il pasticcio, e che si confezionerà con 400 grammi di farina, 200 grammi di zucchero in polvere [non usate quello in blocchi, cretine], un ettogrammo di burro e uno di strutto [olè!!], un pizzico di sale e un  pizzico di cannella, due uova intiere e due rossi. S’impasti sollecitamente il tutto e si metta a riposare in luogo fresco.

Per ultimo si spezzino in pezzi corti mezzo chilogrammo di maccheroni, si cuociano in acqua salata e si condiscano col sugo preparato, un pezzetto di burro [eh, sia mai…] e del parmigiano. Torniamo a raccomandare che il sugo sia ben sgrassato […Ada. Sgrassare il sugo e metterci il burro. Non se ne esce]

Lasciate che anche i maccheroni si freddino e poi procedete alla confezione finale del pasticcio. Imburrate [Ada, se hai una relazione con un cardiologo non hai che da dirlo] leggerissimamente una teglia a bordi bassissimi e di circa 30 centimetri di diametro, e ricopritene il fondo con la terza parte della pasta frolla, che stenderete sottile. Su questo disco di pasta ponete uno strato di maccheroni, lasciando intorno intorno uno spazio libero di un paio di dita e sui maccheroni distribuite il ripieno in modo che ce ne sia dapertutto [e m’hai fatto pure usare la teglia a bordi bassissimi, marrana: qua già mi vedo a raccogliere ripieno che cola ovunque]
Coprite il ripieno con i maccheroni rimasti, procurando di dar loro la forma di una cupola [ti ricordo, Ada dannata, che mi stai facendo usare la teglia bassa].
Prendete allora la crema pasticcera e versatela sui maccheroni [prego servirsi degli appositi sacchetti, se vi sentite nauseati], spalmandola bene con una lama di coltello e procurando di farla penetrare negli interstizi [eh certo.Sia mai che la cresta di gallo non sia inzuppata di crema].
Dopo di ciò spianate l’altro pezzo di pasta frolla, fatene un disco di grandezza sufficiente per ricoprire il pasticcio, bagnate con un uovo sbattuto il giro lasciato libero sul disco di pasta inferiore ed applicate la copertura.

Con la punta di un coltellino tagliate pian piano la pasta superflua, fate combaciare bene i due dischi, e se avrete ancora della pasta a sufficienza servitevene per fare un cordone intorno o qualche altra piccola decorazione a vostra scelta [propongo la scritta "118", come gentile reminder per i commensali].

Dorate con un uovo sbattuto tutta la superficie del pasticcio, fatelo cuocere in forno di moderato calore per circa tre quarti d’ora e all’uscita dal forno inzuccheratelo abbondantemente con zucchero vanigliato [sia mai fosse troppo leggero l’impatto sull’organismo]

Benchè eccellente caldo, il pasticcio di maccheroni guadagna ad essere mangiato freddo.

BOF. Beurk.