Tag Archives: la cucina della massaia

il comfort della leggerezza

12 Ott

E niente, è arrivato l’autunno, non ci possiamo far niente:

cadono le foglie, piove, Mustela s’ammala (no, vabbè, quello lo fa sempre) e fa fredduccino.

Ci vorrebbe una buona minestra, qualcosa di nutriente ma che non appesantisca troppo, adatto alla sera…

Aduccia mia, c’hai qualcosa?

Ma certo che sì!!

Questa volta ci viene in soccorso un piccolo volumetto dell’immediato dopoguerra, “la cucina della massaia”, in cui Ada dispensa consigli di bellezza (oh yes), dietologia (indeed), gestione della casa (Flylady, scansati!) e, ovviamente, cucina.

Eccolo qui, il mio brodino nutriente e leggero e coccoloso. Molto coccoloso.

Piccoli Kraphen in brodo

Non fate quella faccia. Magari intendeva un’altra cosa. E poi “piccoli”, ha detto. Su. Non partite prevenuti.

Eccovi le dosi [e non mi fate perdere tempo con i vostri dubbi insulsi!]: 

100 grammi di farina, un uovo, 20 grammi di burro [vah, poco poco, leggero leggero. Malfidati] 10 grammi di lievito di birra e un pizzico di sale.

[Mi sfuggono gli ingredienti per il brodo, Aduccia…]

[Ancora te?! Ancora te, inutile cialtrona, che non tieni il brodo random in casa?! Ma che parlo a fare?!]

[Scusa Ada. Hai ragione, Ada]

Mettete il lievito in una tazza, stemperatelo con un dito di acqua tiepida e poi impastatelo, servendovi di un cucchiaino, con la quarta parte della farina [vai, facciamo partire il cronometro: quanto ci mettono le impreparate a capire quanta farina? No, niente, non ce la fanno, glielo dico] ossia 25 grammi.

Ne deve risultare una pasta molletta che metterete a lievitare in un luogo tiepido [sentite la temperatura della stanza infilandoci il gomito].

Ponete la rimanente farina sul tavolo, disponetela a fontana e nel vuoto [cosmico delle vostre teste] mettete la noce di burro, il pizzico di sale, e l’uovo intiero.

Quando il lievito [sì, con tutta la pasta intorno, spiritoselle] avrà raddoppiato il suo volume, versatelo nella farina preparata e impastate ogni cosa [anche gli avanzi di ieri] sbattendo con forza [e un po’ di rabbia. Catarsi in cucina!] la pasta sul tavolo fino a che sarà elastica e si staccherà dalle mani e dal tavolo [per paura di altre percosse, povera]. 

Ponete allora la pasta [i pronomi. Inutile debolezza di gente mollacciona] in una terrinetta leggermente infarinata, copritela e lasciatela lievitare in luogo tiepido [misurate di nuovo col gomito] per un paio d’ore [avevate fame? Eh, pazienza]

Trascorso questo tempo rovesciate la pasta sulla tavola infarinata, battetela leggermente col palmo della mano per sgonfiarla [perchè se no tende ad essere troppo sicura di sè: smontatela, quella pasta altezzosa] e poi, aiutandovi con un po’ di farina, stendetela con un rullo di legno allo spessore di mezzo centimetro [vi misuro col laser da geometri, attent’avvoi].

Fate attenzione [incaute] che la pasta, essendo molto molle [e debosciata] tenderà ad attaccarsi o a ritirarsi [paste lunatiche, su rieducational channel!] 

Quando avrete spianata la pasta prendete un tagliapaste rotondo, liscio, del diametro di 3 centimetri scarsi [facciamo 2,87 e non se ne parli più] tagliate tanti dischetti che allineerete su un tovagliolo infarinato, distanti l’uno dall’altro [non danno confidenza, i dischetti]

Rimpastate i ritagli, senza troppo toccarli con le mani [chè noi coi ritagli non ci sporchiamo, tzè, solo pasta principale, noi] ma battendoli col rulletto di legno [come fossero insetti schifosi], impastateli [ma senza toccarli!] spianateli di nuovo e ricavatene altri dischetti, fino ad esaurire tutta la pasta.

Fate lievitare, poi quando i dischetti incominceranno a gonfiare […notate con che finezza fino ad ora Ada non ci abbia ricordato che stiamo preparando delle PASTE DA COLAZIONE, mannaggiallei. Ignare, ci tiene] preparatevi a friggerli. [friggere richiede preparazione. Friggere is a state of mind]

Prendete una piccola casseruola o una padellina a bordi alti [piccina e tenerina. Una cosa innocua] versateci una giusta quantità di olio, o di strutto di maiale [oh yeah, sia gaudio e tripudio in tutto il regno] fate scaldare il grasso [cinque giri di pista dovrebbero bastare] e immergeteci uno o due kraphen alla volta.

Nell’olio caldo i kraphen cominceranno a gonfiare [ancora?!] e raggiungeranno il volume di una noce [parliamone, Ada: partivano da 3 cm di diametro, che noci ci sono, al paese tuo?].

Quando avranno preso un bel color biondo scuro, tirateli su dalla frittura, fateli ben sgocciolare [se no il brodino è pesante, giusto] e manteneteli al caldo.

Distribuiteli poi nelle scodelle e versateci sopra il brodo [randomico] bollente.

Eh. Dischetti di pasta lievitata fritta. La cena del campione. Problemi?! 

Che, cercavate il cappuccino? E magari la crema?!

Tristanzuole banalotte trite e ritrite. 

E senza brodo random.

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