una joint venture Adesca. (doppio senso. Ahr, ahr)

3 Dic

Siore e siori, non è che qui si batte la fiacca.

cioè, io sì, sì, eccome, ma qualcun altro no:

oggi vi presento una joint venture con Massaie Moderne: non conoscete questa pagina?
Ma correte, debosciate impreparate!!

Come me, Le Massaie sono cultrici della storia culinaria italiana… ma essendo giusto un filo meno cialtrone di me, oltre che molto più dotate manualmente, non si limitano a leggere (e ridere, come faccio io): quelle cucinano. Cucinano vero.

E infatti, ecco qua: direttamente da Preziosa, la rivista diretta da Ada Boni (alla quale ti potevi abbonare, a patto però di portarle i soldi a casuccia sua), in cui si parlava di tutto e non solo di cucina, anno 1934…

Spaghettini all’Ambrosiana

Sembrerebbe quasi impossibile che potessimo

Volete vedere come vengono?
Ecco qui.

<!–more andiamo, seguitemi, vestite come Totò e Peppino a Milano–>

Sembrerebbe quasi impossibile che potessimo ancora darvi una nuova ricetta di pasta asciutta, dopo che, attraverso lunghissimi anni [Ada come Gandalf] abbiamo offerto a voi il possibile e… l’impossibile.

[Non che io voglia bullarmi, eh. Quante ricette avrà scritto, Coso, lì, l’Artusi? …ma no, non voglio infierire]

Eppure, ecco quella che potremmo dire “la realtà romanzesca”, e, conseguentemente, ecco la nuova ricettina, assai facile [perché tanto lo so, che siete incapaci] e veramente gustosa.

Per sei persone tritate nella macchinetta [eccole là, le scionchie, che corrono a tritare carne nella minicar del figlio…] duecento grammi di vitello magro [mi raccomando, eh, magro magro] con cinquanta grammi di prosciutto e cinquanta grammi di pancetta di maiale (ventresca) [ce la volevamo perdere? E’ tutto troppo magro, è tutto troppo milanese. Via, ventresca!] 

Mettete in una casseruola una noce di burro con un piccolo trito di cipolla, carota gialla [arancione non va bene], sedano e prezzemolo e quando il burro sarà sciolto aggiungete l’altro trito di carne, prosciutto e pancetta  [come “altro rispetto a cosa”?! Altro rispetto al trito di verdure, no? Tardone!] 

Lasciate rosolare pian piano ogni cosa, ma senza lasciar troppo colorire, aggiungete un cucchiaino di farina, mescolate, e poi bagnate con mezzo bicchiere di vino bianco secco [ora, avvinazzate che non siete altro, non fate che assaggiate tutta la cantina con la scusa di controllare se sia secco o dolce…] 

Lasciate pian piano evaporare il vino e quando la carne incomincerà nuovamente a soffriggere bagnatela con qualche ramaiolo d’acqua bollente. Coprite la casseruola, diminuite il fuoco, e lasciate cuocere pian piano per una ventina di minuti, fino a che cotesto condimento sia piuttosto addensato [lasciate stare che vi ho fatto lo scherzone di metterci acqua appena s’era addensato, venti minuti fa] 

Mettete allora a cuocere dai sei ai settecento grammi di spaghettini [ini ini. Delicati] 

Intanto mettete sul tagliere un bel ciuffo di prezzemolo,  un’acciuga lavata e spinata [carne, prosciutto, ventresca… e alici! Yum!!] una puntina d’aglio e un pezzetto di corteccia di limone [non l’albero, cretine. Il frutto] senza parte bianca, grande press’a poco come uno dei nostri soldi attuali [forza, tutte su Wikipedia a controllare le dimensioni delle monete in uso nel 1934. Controllo col calibro, sah]

Tritate tutto minutamente [è un po’ il leitmotif di questa ricetta, il tritare] e aggiungete questo trito nella casseruola della carne, tenendola sull’angolo del fornello per cinque minuti [cattiva casseruola! Via, nell’angolo! Faccia al muro!] 

Cotti gli spaghetti scolateli e conditeli con la salsa preparata e abbondante parmigiano grattato.  [e basta, via, servite, non mi scocciate con le vostre domande petulanti. Come sarebbe “perché si chiamano ‘all’ambrosiana’?” Ma non è  ovvio?! Si chiamano così perché… perché… uffa, petulanti impiccioni, lasciatemi stare, via, a cucinare!!]

volete vedere come sono venuti? Ecco qui

Comunque, secondo me, ‘ste massaie hanno fregato, mica ci sono andate, nella minicar, a tritare la carne.

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